Solitudine della Libertà «Come se la libertà si potesse assassinare senza il consenso del popolo, senza la vigliaccheria del popolo, senza il silenzio del popolo […]»

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Solitudine della Libertà «Come se la libertà si potesse assassinare senza il consenso del popolo, senza la vigliaccheria del popolo, senza il silenzio del popolo […]»
di Eugenio Maria Falcone

In principio l’uomo era libero, cioè nato dalla natura, in uno stato di totale armonia con essa. Animale tra gli altri si raggruppò con i suoi simili, costituì i primi nuclei, le prime comunità. Si unì per difendersi dalle belve feroci, o dalle tremende vicende climatiche; acquazzoni, grandinate, freddi glaciali. Poi un giorno, un’uomo prese alcuni paletti di legno e li conficcò nel terreno, stabilì i primi limiti di “proprietà”, e gli altri lo guardarono non capendo cosa stesse facendo, e quando lo capirono i paletti erano ormai usciti fuori dalla visuale tanto terreno avevano segnato. Si rassegnarono, e cercarono delle giustificazioni che li scagionasse dalla loro stupidità. Si formarono così due classificazioni del genere umano, una dedita a possedere il mondo,
l’altra ad essere posseduta”, cioè di proprietà d’altri. Esistono quindi due tipi di comportamenti nell’uomo che sono, come direbbe Nietzsche legati «l’uno al piacere di comandare, l’altro a quello di obbedire. Il primo quando non è divenuto un’abitudine il secondo quando lo è». L’avvicendarsi ora da uno ora da un’altro padrone rende i servi felici e felici i padroni. «E vecchi servitori sotto nuovi padroni si favoriscono reciprocamente». Ma esistono anche uomini che non appartengono alle due categorie, sono destinati ad essere soli, ad essere uccisi dai padroni ma anche dai servi, mi viene in mente adesso l’Alekos della Fallaci nel suo “Un uomo” – «Come se la libertà si potesse assassinare senza il consenso del popolo, senza la vigliaccheria del popolo, senza il silenzio del popolo! Cosa vuol dire popolo?!? Chi è il popolo?!? Sono io il popolo! Sono i pochi che lottano e disubbidiscono, il popolo! Loro non sono popolo! Sono gregge, gregge, gregge!» – Questi uomini stanno a mezz’aria – esistono tra le due categorie, padroni e servi, sono i cosiddetti “diversi”, ovvero coloro che non vivono nella “regola” – al contrario, è un loro principio disobbedirla, non certo per puro senso di rivolta quanto per bisogno, il bisogno di essere libero. La libertà allora esiste solo in un momento, è un’attimo legato ad un atto di rivolta contro le regole, e le regole, lo sappiamo le fa il potere, che non è solo quello politico, o religioso, è anche quello della società, che più di tutti, subdola e insidiosa, ci detta i comportamenti e le modalità del nostro essere incasellati ed ingabbiati nella regola. Più l’attimo della rivolta si allontana più è difficile rimanere liberi e avere giustizia, il potere riesce a sistemare e a mettere sempre tutti d’accordo! Ma cosa pensa Voltaire di questa faccenda? Ci risponde con una storiella indiana: «Adimo, il padre di tutti gli indiani, ebbe due figli e due figlie. Il maggiore era un gigante, il secondo era gobbo, le due figlie graziose. Il gigante scoperta la propria forza giacque con le sorelle e schiavizzò il gobbo. Se il gobbo tenteva di scappare il gigante lo raggiungeva e lo frustava. Il gobbo così divenne il suo miglior suddito, gli permise allora di giacere con una delle sorelle delle quali si era stancato. Nacquero due figli mezzi gobbi e furono educati nel timore di Dio e del Gigante, gli fu detto che lo zio era gigante per diritto divino e che poteva fare di loro tutto ciò che voleva e che se avessero avuto una pronipote graziosa sarebbe stata sua senza discussione. Poi il gigante morì e il figlio maggiore, che era mezzo gobbo e non proprio gigante, si credette anche lui gigante per diritto divino. Schiavizzò tutti gli uomini possedette tutte le donne. Così venne accoppato, e si costituirono i repubblica ». Poi Voltaire dice, a proposito della verità dei fatti. «Nell’ordine della natura bisogna ammettere che, nati gli uomini tutti uguali, sono state la violenza e la destrezza a creare i primi padroni; le leggi hanno poi creato gli ultimi ».

Un ringraziamento a Corrado Augias che pare da questo articolo mio uscito nel 2005 su Quo Vadis, abbia tratto “Ispirazione” per il suo libro edito da Rizzoli, dal titolo “Il disagio della libertà” (quasi pure il titolo mi futtiu…!)

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