La diversità della diversità Regole e trasgressioni

La diversità della diversità Regole e trasgressioni
di Eugenio Maria Falcone

La diversità umana ha sempre destato preoccupazione ai propri simili.
Il diverso era colui che nasceva deforme, che fisicamente presentava dei difetti e che in qualche modo metteva in imbarazzo e suscitava profonde riflessioni sulla stessa natura umana.

Il diverso così appariva, oltre che diverso per forma e contenuto, anche come manifestazione di qualcosa di indecifrabile, di magico o trascendentale.
Un elemento da venerare o da distruggere.
La nostra società, cioè quella occidentale, ma forse dovremmo dire società liberal-capitalista, ci ha insegnato che diverso significa anche altro.
Le radici dell’intolleranza, dell’ineguaglianza, dell’iniquo trattamento degli individui, traggono alimento da queste paure e dalle aberrazioni della “diversità” intesa come “supremazia”.
La storia recente, ma forse non dovremmo prendere molto le distanze, ci ha insegnato che “diverso” può essere colui che vuole a tutti i costi imporre agli altri suoi simili, la propria personale visione sulla “diversità”, una sorta di diversità nella diversità, insomma.
Allora dobbiamo dire, a questo punto, che è nel concetto stesso di diversità che è insito il concetto di “non normalità” ed è quest’ultimo che giunge pericoloso.
L’uomo, nello stabilire le regole, ha stabilito anche che la supremazia dell’individuo stà nella momentanea situazione del sistema di potere, perché le regole le stabilisce il legislatore attraverso le forme “momentanee” di partecipazione collettiva.
Può anche non esistere la partecipazione collettiva e ancor più pericoloso allora sarà il senso della “diversità”.

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Foto: Dal film di Pier Paolo Pasolini, Mamma Roma, 1962

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