Raffaello dipinse per mano sua l’immagine del puro spirito “simile a Dio” cacciò satana dal Paradiso

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Raffaello dipinse (Raphael pinxit). Per mano sua l’immagine del puro spirito “simile a Dio” cacciò satana dal Paradiso. L’iconografia classica lo rappresenta sempre mentre uccide il demonio con spada scudo e bilancia alcune volte, a significare la giustizia del suo intervento. È il protettore della polizia italiana, e malgrado la blasfemia non condannata pubblicamente dalla chiesa, spesso lo troviamo tra i protettori dei mafiosi e nei covi di capimafia. Insomma povero Arcangelo.
Oggi è il suo giorno assieme agli altri arcangeli, Raffaele e Gabriele.

Dalle «Omelie sui vangeli» di san Gregorio Magno, papa
(Om. 34, 8-9; PL 76, 1250-1251)
L\’appellativo «angelo» designa l\’ufficio,
non la natura

È da sapere che il termine «angelo» denota l\’ufficio, non la natura. Infatti quei santi spiriti della patria celeste sono sempre spiriti, ma non si possono chiamare sempre angeli, poiché solo allora sono angeli, quando per mezzo loro viene dato un annunzio. Quelli che recano annunzi ordinari sono detti angeli, quelli invece che annunziano i più grandi eventi son chiamati arcangeli.
Per questo alla Vergine Maria non viene inviato un angelo qualsiasi, ma l\’arcangelo Gabriele. Era ben giusto, infatti, che per questa missione fosse inviato un angelo tra i maggiori, per recare il più grande degli annunzi.
A essi vengono attribuiti nomi particolari, perché anche dal modo di chiamarli appaia quale tipo di ministero è loro affidato. Nella santa città del cielo, resa perfetta dalla piena conoscenza che scaturisce dalla visione di Dio onnipotente, gli angeli non hanno nomi particolari, che contraddistinguano le loro persone. Ma quando vengono a noi per qualche missione, prendono anche il nome dall\’ufficio che esercitano.
Così Michele significa: Chi è come Dio?, Gabriele: Fortezza di Dio, e Raffaele: Medicina di Dio.
Quando deve compiersi qualcosa che richiede grande coraggio e forza, si dice che è mandato Michele, perché si possa comprendere, dall\’azione e dal nome, che nessuno può agire come Dio. L\’antico avversario che bramò, nella sua superbia, di essere simile a Dio, dicendo: Salirò in cielo (cfr. Is 14, 13-14), sulle stelle di Dio innalzerò il trono, mi farò uguale all\’Altissimo, alla fine del mondo sarà abbandonato a se stesso e condannato all\’estremo supplizio. Orbene egli viene presentato in atto di combattere con l\’arcangelo Michele, come è detto da Giovanni: «Scoppiò una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago» (Ap 12, 7).
A Maria è mandato Gabriele, che è chiamato Fortezza di Dio; egli veniva ad annunziare colui che si degnò di apparire nell\’umiltà per debellare le potenze maligne dell\’aria. Doveva dunque essere annunziato da «Fortezza di Dio» colui che veniva quale Signore degli eserciti e forte guerriero.
Raffaele, come abbiamo detto, significa Medicina di Dio. Egli infatti toccò gli occhi di Tobia, quasi in atto di medicarli, e dissipò le tenebre della sua cecità. Fu giusto dunque che venisse chiamato «Medicina di Dio» colui che venne inviato a operare guarigioni.

LIBRO OTTAVO [LA CONVERSIONE] Agostino d’Ippona

1.1. Dio mio, ti renda grazie la mia memoria nel confessarti la tua bontà verso di me. Penetra le mie ossa del tuo amore, fino a che dicano: Chi è come te, Signore? Hai spezzato le mie catene: ti offrirò un sacrificio di lode. Io narrerò come tu le hai spezzate, e tutti quelli che adorano te ascolteranno, e poi diranno: Benedetto il signore in cielo e in terra! Grande e meraviglioso è il suo nome. Le tue parole mi s’erano conficcate nelle viscere, la muraglia di te mi circondava da ogni parte. Della tua vita eterna ero certo, benché l’avessi vista soltanto in enigma e come in uno specchio; ma ogni dubbio riguardo alla sostanza incorruttibile come origine di ogni sostanza era svanito. E non desideravo esser più certo di te, ma più stabile in te. Ma appunto dal lato della mia vita temporale tutto vacillava e bisognava ripulire il cuore dal lievito vecchio; la via, il Salvatore stesso mi piaceva e ancora mi dispiaceva passare per le sue strettoie. E mi ispirasti l’idea che avrei fatto bene ad andare a trovare Simpliciano, che mi pareva un tuo buon servitore: in lui riluceva la tua grazia. Avevo anche sentito dire che fin dalla sua giovinezza aveva interamente consacrato a te la sua vita; ormai era vecchio e mi pareva che in tanti anni così ben spesi nella ricerca appassionata della tua vita dovesse aver acquistato molta esperienza, molta dottrina: e così era infatti. Perciò volevo confidargli i miei turbamenti, perché mi suggerisse il modo di mettermi per la tua via che riteneva più adatto a uno nella mia condizione.

– 2. Vedevo infatti la chiesa piena, ma chi ci andava in un modo, chi in un altro. E d’altra parte la mia attività professionale ormai mi disgustava, e m’era di peso da quando le aspirazioni di una volta, come le speranze di carriera e di guadagno, non erano più abbastanza ardenti da farmi sopportare quel giogo così oneroso. Ormai tutto questo non mi attirava più della tua dolcezza e dello splendore della tua casa, che avevo cara; ma ancora mi teneva stretto col suo forte legame la donna. Certo, l’Apostolo non si opponeva a che io mi sposassi, nonostante me ne sentissi esortato a una condizione migliore, non foss’altro del suo desiderio che tutti gli uomini fossero come lui. Ma io, più debole, preferivo una posizione più confortevole, e per quest’unica ragione finivo per strascicarmi fiaccamente anche nel resto e per farmi consumare dalle ansie più verminose: perché mi vedevo costretto a compromessi intollerabili dalle esigenze di quella vita coniugale da cui ero così fortemente attratto.
Avevo udito dalla bocca della verità che esistono eunuchi che si evirarono di mano propria per il regno dei cieli; ma lì si dice anche, chi può intendere, intenda! Sono certamente vani tutti gli uomini in cui non abita la conoscenza di Dio, e che partendo dalle cose che ci appaiono buone non hanno saputo trovare colui che è. Ma vano in questo senso io non lo ero più: m’ero sollevato al di sopra di quella condizione e nella testimonianza dell’universo creato avevo trovato te, nostro creatore, e il tuo Verbo, Dio presso di te e con te unico Dio, per cui mezzo hai creato ogni cosa. E c’è un altro genere di uomini irreligiosi, quelli che, pur conoscendo Dio, non lo glorificarono come Dio né gli resero grazie. Anche in questo errore ero incorso, ma la tua destra mi raccolse: mi levasti di là e mi posasti dove potessi guarire. Perché hai detto all’uomo: Ecco, temere Dio è sapienza, e: Non cercare di apparire sapiente, perché proclamandosi sapienti sono divenuti pazzi. E avevo ormai trovato la perla preziosa, e avrei dovuto vendere tutto quello che avevo per comprarla: ed esitavo

Mancavo da trentanni

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Caro Padre,
sul ritardo per non avere la comunione. Da 30 anni mancavo dalla chiesa e dalla messa, e ancor peggio dalla comunione. Poi è scattata dentro di me la ricerca di Dio, o meglio ho ritrovato Dio in maniera consapevole e meravigliosamente semplice. E la stessa cosa è successa sull’importanza della “cena” che doveva necessariamente essere consumata nella messa. Non posso più considerare un mio giorno senza lodi, messa comunione vespri e santo rosario. Mi sveglio la notte e devo pregare, non posso arrestare la mia sete di Dio e della sua infinita misericordia, come un assetato nel deserto che ancora è memore dell’arsura patita. Non aspetto altro nella giornata che vivere intensamente, sommessamente e con i nodi alla gola sempre e forti durante l’intera messa, devo indossare occhiali scuri perché le mie gote e i miei occhi sono costantemente invasi dal pianto. Un pianto di gioia e commozione. Rivedo le scene di Cristo e delle sue peregrinazioni per liberare dal peccato e dalla morte la Sua creatura, noi. Ogni giorno la comunione, quella degli uomini, è per me la manifestazione di Dio. Persone strette sotto un unico tempio d’amore è divenuta un’attesa simile all’incontro con l’amata, o la sposa. E gli stessi sono i palpiti del mio cuore. Oggi tra le chiese della città, che poche celebrano tutti i giorni, come capita, ho cambiato parrocchia. Bellissima chiesa, barocca, piena di grandi cose e di un imponente San Michele al quale devoto sempre, anche in tempi di non grande coscienza, mi dedicavo con lampade e lumini. Calcolai male i tempi e in ritardo all’omelia cominciò la mia messa. Intensità ed emozione – anche se con un po’ di amarezza e con una difficoltà reale a seguir la celebrazione in sommo latino, e per non aver ascoltato le letture e il vangelo – mi hanno accompagnato ugualmente come sempre. Il vangelo e le letture un giorno prima sono le mie letture che anticipano le mie riflessioni, ancor prima che le parole dell’omelia. Ma questo conta poco. Conta molto però per me il fatto che una pia donna, che s’era accorta della mia venuta all’atto della mia volontà alla comunione mi avvisò che per il mio ritardo il prete si sarebbe rifiutato. Forse m’avessero dato del ladro in pubblica piazza mi sarei vergognato assai meno. Ma la cosa peggiore fu non aver ricevuto quel pane gratuito che volevo. Che Cristo ha spezzato dicendo “prendetene e mangiatene tutti”. Mi rasserenai pensando che In fondo ogni giorno il “Suo pane” lo mangio e il Suo sangue” lo bevo. Dunque poca cosa. Ma se fossi stato l’uomo che cominciava la sua cena? Cosa ne sarebbe stato?

(Mc 7,1-8.14-15.21-23)

[…] «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?».

Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaìa di voi, ipocriti, come sta scritto:
“Questo popolo mi onora con le labbra,
ma il suo cuore è lontano da me.
Invano mi rendono culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini”.

Pace e bene
Eugenio Maria Falcone

San Michele Arcangelo, El Prado, Madrid

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Michele (ebraico מיכאל) è un arcangelo menzionato nella Bibbia[1], così come Gabriele[2] e Raffaele[3]. Il nomeMichele deriva dall’espressione “Mi-ka-El” che significa “chi è come Dio?”. L’arcangelo Michele è ricordato per aver difeso la fede in Dio contro le orde di Satana. Michele, capo degli angeli, dapprima accanto a Lucifero (Satana) nel rappresentare la coppia angelica, si separa poi da Satana e dagli angeli che operano la scissione da Dio, rimanendo invece fedele a Lui, mentre Satana e le sue schiere precipitano negli Inferi. Nel calendario liturgico cattolico si festeggia come San Michele Arcangelo il 29 settembre, con San Gabriele Arcangelo e San Raffaele Arcangelo.

Quello che è riuscito a fare San Michele nella unione dei credi derivanti dall’antico Testamento non lo è riuscito a fare nemmeno lo sforzo di un Papa Illuminato come Giovanni Paolo II. Cristiani, Ebrei, Islam, e tutti gli altri riconoscono questa figura pura di purezza divina.