SI può fare…!

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274. SITUAZIONI PSICHIATRICHE NELL’INFANZIA E NELL’ADOLESCENZA
(V. anche Disturbi dell’identità di genere nel Cap. 192 e Disturbi dell’ attenzione nel Cap. 262.)

SUICIDIO IN BAMBINI E ADOLESCENTI

(Psicosi maniaco-depressiva)

Sommario:

Introduzione
Prevenzione
Terapia

(V. anche Cap. 190.)

Il suicidio è aumentato tra i bambini, almeno fra i maschi, e specialmente tra gli adolescenti (rappresenta la seconda causa di morte dopo gli incidenti). Nell’età fra 15 e 24 anni, i casi di suicidio sono aumentati dal 1970 del 50% per i maschi e in modo trascurabile per le femmine. Negli anni ’90 in USA l’incidenza media di suicidi tra i giovani di età compresa tra 15 e 24 anni è stata di 12/100000 con un rapporto maschio:femmina di 4:1. L’incidenza di suicidio tra i bambini tra i 5 e i 14 anni continua a essere molto più bassa ma rappresenta una valutazione minima perché la designazione ufficiale di morte per suicidio generalmente richiede dimostrazione di intenzionalità. Perciò, molte morti attribuite a incidenti (p. es. automobilistici e con armi da fuoco) sono in realtà dei suicidi.

Fattori predisponenti sono: una storia di suicidio tra i membri della famiglia o amici stretti, una morte recente in famiglia, abuso di sostanze e disturbi del comportamento (v. prima). I fattori precipitanti spesso implicano la perdita dell’autostima (p. es., durante discussioni in famiglia, per un episodio disciplinare umiliante, una gravidanza, un insuccesso a scuola), una delusione in amore, il venir meno dell’ambiente familiare (scuola, vicini di casa, amici) per trasferimenti. Altri fattori possono essere la perdita di struttura e limiti che conduce a una schiacciante sensazione di perdita di una guida, o l’intensa oppressione da parte dei genitori che determina la sensazione continua di non soddisfare le aspettative. Una frequente motivazione per un tentativo di suicidio è lo scopo di coinvolgere o punire gli altri con la fantasia “tu soffrirai dopo la mia morte”. Si vede un aumento dei casi di suicidio dopo un suicidio molto pubblicizzato (p. es., quello di un cantante di fama) e tra una popolazione in cui ci si può identificare (p. es., in una singola scuola secondaria o nella casa dello studente), indicando l’importanza della suggestione. Può essere d’aiuto un intervento sociale precoce per portare supporto ai giovani in tali circostanze.

Prevenzione

Identificazione del paziente suicida: Il suicidio spesso è preceduto da cambiamenti nel comportamento (p. es., umore depresso, mancata autostima, disturbi dell’appetito e del sonno, incapacità di concentrazione, svogliatezza a scuola, disturbi somatici e preoccupazioni di suicidio) che spesso fanno ricorrere al consulto di un medico. Modi di dire come “vorrei non essere nato” o “mi piacerebbe andare a dormire e non svegliarmi più” devono essere considerati sul serio come possibili annunci di suicidio.

Terapia del comportamento suicida: una minaccia o un tentativo di suicidio rappresentano un importante segnale dell’intensità della disperazione provata. Un precoce riconoscimento dei fattori di rischio ricordati prima può far prevenire un tentativo di suicidio. In presenza di indizi premonitori, di un tentato o minacciato suicidio o di assunzione di comportamenti ad alto rischio, bisogna istituire un vigoroso programma di terapia e i pazienti devono essere interrogati direttamente sulla loro infelicità o sul loro senso di autodistruzione; tali domande dirette riducono il rischio di suicidio. Il medico non deve rassicurare senza capire interamente la situazione, perché in questo modo può minare la propria credibilità e/o diminuire ulteriormente l’autostima del giovane.

Terapia

Ogni tentato suicidio rappresenta un’urgenza medica. Una volta che il pericolo per la vita sia stato rimosso, si deve pensare a un’eventuale ospedalizzazione. Questa necessità dipende dalla valutazione del grado di rischio e dalla capacità della famiglia di fornire aiuto. La letalità del tentativo di suicidio può essere valutata dal grado di premeditazione (p. es., scrivere una lettera), dal metodo usato (le armi da fuoco sono abitualmente più letali dei medicinali), dalla gravità delle lesioni e dalle circostanze o dai fattori immediatamente precipitanti i tentativi. Una risposta negativa o non adeguata da parte dei genitori è un segno infausto. Se la famiglia mostra amore e interesse è maggiormente possibile un risultato buono. L’ospedalizzazione (anche in un reparto medico o pediatrico sotto sorveglianza da parte di infermieri specializzati) rappresenta la forma più sicura di protezione ed è indicata se si sospetta una forma grave di depressione e/o psicosi. La terapia farmacologica può essere indicata per la condizione sottostante (p. es., depressione, disturbo bipolare o impulsivo, psicosi) ma non può prevenire il suicidio di per sé. Si devono evitare farmaci potenzialmente letali (p. es., antidepressivi triciclici). Il trattamento psichiatrico avrà più successo se è possibile assicurare una continuità di cura con il medico di famiglia. Essenziale nella gestione del follow-up è la ricostruzione del morale e il recupero di un normale equilibrio emozionale all’interno della famiglia.