Maledetti compagnucci della parrocchietta

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Maledetti compagnucci della parrocchietta
di Eugenio Maria Falcone

Tempi d’impegno cattolico cioè trenta, forse quaranta anni fa. La piccola cittadina di provincia, ad alta densità mafiosa ed ecumenica, produceva e forniva ogni anno quantità di agrumi di ogni pezzatura, tipo e qualità utili non solo al mercato nazionale ma addirittura al mercato internazionale americano europeo e persino con l’URSS comunista. Ai tempi della guerra super fredda la cittadina col suo savoir faire metteva d’accordo comunisti e capitalisti d’oltre oceano, bastava il profumo… Arrivavano puntualmente al porto del Porticello navi russe con tanto di simbolo falceemartello URSS e dentro o appena sulla battigia, giravano strani tipi biondi, con giubbotti da marinaio. Le stive vuote erano pronte per i carichi di limoni, mandarini e arance dolci dolci. Vedere quelle navi con quegli strani simboli e quelle lettere illeggibili stampate era davvero un’emozione forte. I nostri limoni arrivavano, attraversando i mari, in terre lontane, e ancor più irraggiungibili per la nomea d’inferno che l’allora Democrazia Cristiana assieme alle forze del liberismo americano avevano affibbiato ai paesi socialisti. Pure Ignazio, ogni tanto assieme ai limoni si faceva qualche viaggetto come i limoni in quei paesi-inferno, magari qualcuno solo sulla carta o nella leggenda. Tutto sembrava crescere a proliferare. Le campagne della conca d’oro finivano sulle cartoline e pian piano i limoni e gli agrumeti divenivano pezzi di città in espansione e cementificazione selvaggia smontando le montagne adiacenti. Qualche nobile se la svignava e qualche intellettuale comunista comprava, e qualche volta manco pagava. Tempi d’impegno economico quello, le coperative agricole, finite in mano a pochi spregiudicati “imprenditori”, rasero al suolo l’economia agricola e misero in ginocchio gli agricoltori che volenti o nolenti dovevano cedere ai ricatti dello “scafazzo”. I camion giravano più volte e più volte entravano i soldoni dell’Europa, ancora non molto unita, ma già ben collaudata! Ma come si dice in ambiente agricolo “gira e rigira il cetriolo va sempre al culo dell’ortolano…”.
Tempi di politica quelli. Il PCI alla stessa stregua della DC forgiava giovani pronti nell’impegno sociale, civile e ideologico.
Nacquero i circoli, del cinema, delle parrocchie, e dei partiti.
Eravamo già negli anni ’70 e nelle parrocchiette si faceva a gara per il numero dei praticanti. Si faceva a gara per esempio con associazioni, gli scout, cattolici ovviamente. Mi ricordo un giovane grassone che in pratica passò tutte le fasi dello “gnosticismo”, fino al “seminariato” e al “presbiteriato”, ma con una precedente aspirazione da farmacista, che seminava il panico tra i giovani maschi. Alla semplice domanda di entrare in gruppo l’ingenuo quanto incauto discepolo doveva sottoporsi all’agogna, goliardicamente sevizia, della “Salatina”, Un rito atto alla castrazione del senso dell’Io. Si prendeva in gruppo il malcapitato e abbassate le brache e mutande si irroravano i genitali con le miglior sozzure o quanto tra le mani capitava loro. La mistura adatta era il SALE… ma poteva essere alcool, sabbia, letame ecc. Il grassone, che di sera seviziava e di giorno dava l’ostia (povero me…), era lo spauracchio.
Alla riunioni di un gruppo interno alla parrocchietta, che si chiamava “pre-caritativo” (non ho mai capito che significasse, perché o uno fa carità o non la fa, quindi pre che significava? Forse di preparazione?) di fatto davanti a pensieri da commentare, tipo “L’uomo è una canna battuta dal vento” venivano fuori le beghe tra giovani che si sputtanavano perché s’erano fidanzati tra loro e per gelosia gli uni gli altri se ne dicevano di tutti i colori davanti un Don assopito che sortiva «Son contento vi siete ora chiariti…», mortificando Pascal e chi stava li per lo spirito, invece di mandarli a cagare e dire che la Chiesa non è un luogo per ruffiane… Per non parlare dei compagnucci della parrocchietta in odore di mafia, magari rispettati e incaricati formalmente per le questioni di “giustizia”. Poi magari qualcuno lo trovavano morto, o non lo trovavano proprio più.
Poi c’era la classe dei compagnucci di buona famiglia. quelli che poi divennero PROFESSORI e altro, che ora quando li consulti ti ascoltano come se ti stessero facendo un piacere e se non hai più merce di scambio puoi anche crepare abbandonato in un reparto di chissà quale ospedale, perché una cosa è la carità una cosa è una “camurria”. Gli stessi si iscrissero alle confraternite del santo protettore e assieme alle varie professioni più o meno umili, li trovi sotto la “VARA” a sorreggere il peso dell’intera processione per il Santo e l’intero peso della beneficenza abbondantemente ostentata dal superfluo loro, povero santo.
E ancora, in classe, che faceva capo all’intera comunità giovanile della parrocchietta, dal pianista-organista, all’ultimo cantore, al figlio di… ,o la sorella del…, un buon padre faceva lo psicologo. Classe mista al liceo. Maschi e femmine. Capitò che un giorno domandasse sulla masturbazione, e da tutti ebbe la risposta che anelava, tra le paonazze gote di vergogna di ognuno di noi. Povero il padre che dall’americano importato nella classe da poco, ebbe «Non mi è mai capitato…». Non era possibile caspita!
Eh cari compagnucci della parrocchietta. Mancai trentanni, al mio ritorno consapevole di un’altra forma, e quella vera di DIO, della cosciente quanto unica maniera di essere SUO, ahimè potrò dire che poco siete cambiati. Magari non vi siete mai spostati dalla parrocchietta. Io sono andato via trentanni ma sono tornato e l’ho trovato. Voi non vi siete mai mossi ma non lo avete mai nemmeno immaginato. Però forse sto giudicando… e non è cosa giusta. Ma non lo è nemmeno seviziare, e tacere per non turbare magari le moltitudini che siamo abituati a vedere nei templi… magari a Pasqua, Natale e feste comandate.

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