“La Conca d’Uovo” prima parte…

Cominciare col “C’era una volta” significherebbe iniziare una fiaba o una favola, in realtà dovrei dire “C’era una volta e ancora c’è…” e non è nemmeno una fiaba né una favola…
Allora cominciamo dicendo…
Non molto lontano dalla capitale dell’isola esiste un ameno paese tra vigneti, agrumeti e frutteti. La vita da secoli si è alternata tra crisi e grandi riprese economiche e sociali ma da un certo periodo a questa parte la stabilità e la ricchezza hanno trasformato questo ameno luogo in un posto davvero particolare. Le crisi che s’erano avvicendate hanno stimolato nuove alternative per risolvere definitivamente la vacillante stabilità dell’ economia.
L’idea geniale venne ad un dottore specialista in ginecologia. Era un professionista noto per la sua dedizione al mestiere di medico e alla sua grande fede di uomo di chiesa. Non v’era festa o processione che non fosse in testa con cilicio e canottiera con l’effigie del santo.
Malgrado il suo credo, il medico era convinto che l’umanità poteva e doveva essere selezionata naturalmente, le malattie o la povertà erano una manifesta volontà del volere  di Dio perché altrimenti lo stesso Dio avrebbe provveduto a dare ad ogni uomo gli strumenti per vivere bene, in salute e felice, ma così non è quindi gli appariva evidente che già dalla sua nascita l’uomo era predestinato alla sofferenza, ad una particolare esistenza ed alla sua fine. Per questo il dottore non muoveva un dito per aiutare chi aveva bisogno, anche solo di un tozzo di pane. La sua teoria lo rendeva libero di vivere come voleva, di sfruttare tutti e tutto, e di unirsi con chi gli aggradava, senza farsi alcuno scrupolo di coscienza. Poi, proprio la sua coscienza, era davvero in pace perché il sacerdote della chiesa, non dico che la pensasse come lui ma ci andava tanto vicino. Il sacerdote diceva che gli uomini sono nati buoni e in diretto colloquio con Dio. Poi l’arroganza rese l’uomo peccatore e noi ne piangiamo le conseguenze. Dunque se uno soffre e muore in realtà se l’è proprio meritato. Questo pensare trasformò il dottore in  un “grande benefattore”, o questo era quello che lui pensava di se, (e anche qualche suo amico). Un giorno ebbe l’occasione di agire in tal senso, gli si presentò l’opportunità propizia di intervenire sull’essenza umana fin dalla sua  nascita. L’opportunità di farsi autore della vita o della morte di un predestinato alla sofferenza e alla morte dopo una vita miserabile. Una donna gravida dell’ennesimo figlio, povera e già madre di dieci, in un momento di sconforto e confusione propose al dottore ginecologo di farla abortire. Gli occhi del dottore si illuminarono… (continua)

Eugenio Maria Falcone Editore Ⓒ 2014

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