Non ci hanno ancora assunti e già studiano come buttarci fuori!

150 mila nuovi assunzioni, ma licenziamenti facili per ragioni economiche e disciplinari? Contratto a tutele crescenti, cos’è?

di Paolo Damanti

Sulle nuove assunzioni nella Pubblica Amministrazione, 150mila nuovi docenti inclusi, si spacca il fronte del Partito Democratico. Anna Ascani si schiera a favore di nuove regole per i nuovi assunti. Vediamo insieme in cosa consistono.

Sulla licenziabilità dei dipendenti statali, che ha visto contrapporsi Scelta civica e Partito Democratico sull’applicabilità delle tutele crescenti previste nel Job Act anche ai dipendenti pubblici, si inserisce l’On Ascani del Partito Democratico.

“Dobbiamo avere il coraggio – afferma sul suo profilo FaceBook – di superare la dicotomia pubblico/privato se vogliamo rendere più giusto (ed efficiente) questo paese. A costo di risultare impopolari!”

Sulla questione si era inserita ieri anche l’On Tinagli di Scelta Civica, la quale ha fatto esplicito riferimento alle assunzioni dei precari previste dalla riforma della scuola e all’applicabilità delle nuove regole del Job Act ai contratti che si stipuleranno.

Per chiarezza, il contratto tutele crescenti previsto nel Job Act riguarda la possibilità di licenziare più facilmente, ma con risarcimenti che crescono con l’avanzare della carriera.

Perché il Jobs Act, la riforma del lavoro del governo Renzi, permette il licenziamento anche per ragioni economiche. Non solo, se il dipendente farà ricorso e il tribunale boccerà il licenziamento, il lavoratore dovrà essere risarcito (in modo crescente rispetto alla carriera), ma non avrà diritto ad essere riassunto. Diverso il caso di licenziamento per ragioni disciplinari, in questo caso il dipendente può avere sia il risarcimento che la riassunzione, ma quest’ultima non in casi limitati (ad esempio per una contestazione inesistente).

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La tutela crescente riguarda, quindi, il risarcimento del dipendente in base all’anzianità di servizio. L’indennizzo previsto è di un mese di retribuzione per ogni anno di servizio, con un minimo di 2 ed un massimo di 6 mensilità. Insomma, una miseria.

Ed è questo che si vorrebbe applicare alle nuove 150 mila assunzioni previste dalla “buona scuola”?

Su questi punti e sulla loro applicabilità alle nuove assunzioni nella pubblica amministrazione, si è consumato un dibattito senza esclusione di colpi.

Ad aprire le danze è stato il Senatore Pietro Ichino di Scelta Civica che ne ha avanzato l’applicabilità anche alla pubblica amministrazione, ma il Primo Ministro Renzi ha affermato chiaramente che tali regole non si applicano alla PA. Sulla Pubblica Amministrazione si discuterà più avanti, ha detto Renzi, nel Decreto Madia.

Oggi, Scrima, ad OrizzonteScuola ha fatto notare che la licenziabilità dei dipendenti statali è già prevista e che i percorsi per essere assunti in una azienda privata (che avviene per scelta diretta) e nella scuola sono diversi, dato che in quest’ultima si entra per concorso.

“Anche i ricercatori universitari vincono concorsi. – Scrive l’Onorevole Anna Ascani sul suo profilo FaceBook, quasi a voler rispondere al segretario Scrima – Eppure il loro è spesso un impiego a tempo determinato. Sicuri che il contratto a tutele crescenti non si possa proprio applicare ai nuovi assunti nella PA?” Conclude.

Il mondo politico si divide, anche all’interno dello stesso Partito Democratico. Se per il momento sembra essere scongiurata l’applicazione di quanto previsto nel Job Act sulla facilità di licenziamento e le tutele crescenti, la tenzone verso l’equiparazione dei contratti pubblici a quelli privati è aperta.

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