Dio cura i tumori a chi si scopa l’infermiera…?

Vi voglio raccontare una storia pazzesca, per nulla verosimile ma vera!
Un giorno andai nel mio solito fornitore, potevano essere gli anni (omissis). Chiesi di Z. (omissis) e mi dissero che non c’era. Avevano tutti una faccia davvero truce, qualche dipendente donna piangeva stringendo il fazzoletto tra i denti. Io a dire il vero mi preoccupai, dato che una reazione così si ha quando c’è una brutta notizia, tipo la morte improvvisa o giù di li’… Non capivo davvero, poi alle mie domande incalzanti finalmente uno dei lavoranti mi racconto: “a Z. gli hanno trovato un cancro nei reni… ed è partito d’urgenza per operarsi…”
“Cazzo…-dico io” e me ne andai quasi senza respirare.
Il tempo passò, e l’aria intorno era la stessa. Vidi svolazzare pianti, rosari, santini di Padre Pio e altri, ma non avevo il coraggio né di chiedere né di farne solo fiato.
Un giorno al solito orario per continuare il lavoro vidi che l’atmosfera era davvero anzi decisamente cambiata. Sorrisi, auguri… strette di braccia e mani… insomma avevo capito che c’era una buona notizia. Ed era esattamente così. Il lavorante mi comunicò che a giorni Z. sarebbe tornato, tutto era andato bene. DIO è grande dissi… stupenda notizia e sicuramente le preghiere avevano fatto breccia nei preziosissimi cuori di Gesù Giuseppe e Maria e forse pure di Padre Pio.
Passarono almeno una decina e tornato incontrai il caro Z. raggiante, galoppante e osannato, col suo bell’occhio sguincio smaliziatamente ammiccante attraverso quelle due lenti a fondo di bottiglia che indossava ed esibendo un sardonico sorriso di compiacimento. “Oh che bello  rivederti qui…” dissi con sincera contentezza.
Lui continuò quella sua pantomima di buontempone miracolato e ostentando tronfio una certa sicumera (come direbbe Totò), mi  prese da parte  e mi raccontò.
Era stato diagnosticato un cancro alle ghiandole surrenali, era partito per l’operazione con a seguito moglie, cognata e figlia. Il Professore, che lui ora considera un  padre, mi raccontò lo prese appunto come un figlio e l’operazione la volle fare lui di persona personalmente (come direbbe Catarella di Montalbano).
Io gli chiesi allora quanto aveva sofferto, e lui mi ribadì “Ma chi ddici (che dici)” mi raccontò che fu un gioco da ragazzi… grazie al professore che lo ha “Sbutatu fino ai vuredda (lo ha svoltato fin le budella)… e poi mi ricusiu arreri (e mi ha ricucito di nuovo)…” Io feci presente allora le sofferenze dei suoi cari, di sua moglie… Lui mi raccontò che sua moglie sua figlia e sua cognata erano sempre nella cappella a pregare Padre Pio e “a Maruonna…” piangendo. “E tu…?” chiesi io… lui mi rispose:
“io m’addivirtivu si un fusse pi l’operazione… ( mi sono divertito se non fosse stato per l’intervento…). Mi raccontò con quella sua pantomima da malato celebrale, che prima di operarsi aveva conosciuto un’infermiera e mi disse:  “un pezzu i sticchiu… A sira quannu era di turno si facìa assignari a mia. Poi na sira, prima ri l’operazioni, ca me mugghieri e me cugnata eranu morti ru scantu e priàvano Patri Piu nna cappella, zittu tu zittu iu accuminciò e nni ficimu na bella cavarcata… -ridendo a squarcia gola- un si sapi mai ca avia a moriri… almeno s’avia scupatu stu beddu muntuni.” (non traduco…).
E giù risate… Poi continuò
“Patri Piu nni fici u miraculu e puri u prufissuri…”.
Rimasi attonito. Per diverse settimane e ancora oggi continuo a domandarmi  se lo ha salvato la fede della moglie e dei cari o la bravura del professore o semplicemente grazie alla fortuna. Comunque sia ‘l’idea che dio possa aver miracolato un pezzo di merda mi sgomenta più che qualsiasi altra soluzione.

Eugenio Maria Falcone l’Editore Ⓒ 2015

PS: Inventare storie assurde è la cosa più reale che possa esistere….

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