Non so se Dio fosse un alieno, ma Biglino sulla Bibbia scrive incontestabili realtà

ORIZZONTI VERTICALI
Uno sguardo alla società, alla musica e all’anima. Con vista sul cielo e sull’orizzonte – di Mario Raffaele Conti

15 giugno 2015
Non so se Dio fosse un alieno, ma Biglino sulla Bibbia scrive incontestabili realtà
Per qualcuno Mauro Biglino è un matto. Perché in quattro libri (per la Uno Editori) ha fatto a pezzi le tre religioni monoteiste ipotizzando che il Dio della Bibbia sia un “alieno”. Ora col nuovo libro edito da Mondadori va oltre. Titolo: La Bibbia non parla di Dio. Ma Biglino matto non è. Lui è un biblista vero, uno che ha tradotto 17 libri dell’Antico Testamento per l’edizione San Paolo della Bibbia. Prima di avere una rivelazione al contrario: «Ho capito, traducendo alla lettera, che nell’Antico Testamento si racconta del patto tra un guerriero degli Elohìm, Yahwèh, con la famiglia di Giacobbe. Niente di più. Tutto il resto è una rielaborazione teologica».

Lei è il padre della teoria dei rettiliani?

«Assolutamente no! Anzi, tre anni fa dissero che io ero un “rettiliano mutaforma”. Lo avevano evinto dal fatto che mi umettavo le labbra con la lingua durante una conferenza. Il mondo è pieno di buontemponi».

Però lei dice che Dio è un alieno…

«Io dico che colui di cui parla la Bibbia non è Dio. Nella Bibbia non compare la parola “Dio”, né le parole “eternità” e “creare”. E il racconto delle origini è la rielaborazione di testi sumero-accadici e fenici. L’inghippo sta nella traduzione delle parole El (singolare), Elohìm (plurale) e Yahwèh, che vengono usati come sinonimo di Dio. Ma così non è».

E c’entrano gli alieni?

«Non ho nessuna prova, ma penso che gli Elohìm siano il corrispettivo degli Anunnaki dei testi sumeri-accadici che erano esseri provenienti da un altro mondo».

Ma doveva arrivare lei nel 2015 a rivelare tutto questo?

«Mi dicono che un sacco di gente tra le alte gerarchie vaticane conosce la verità».

Cardinali?

«Eh sì. Ma ci vuole coraggio a dirlo. Quando ho iniziato a raccontarlo ho perso il lavoro di traduttore».

Ma gli Elohìm sono ancora tra noi?

«Non mi stupirebbe».

Fin qui l’intervista che è sul numero di OGGI ancora in edicola fino a martedì 16 giugno. Le teorie di questo studioso sono davvero choccanti. Della Bibbia di discute da tempi immemori. La struttura stessa della lingua ebraica non rende semplice l’esercizio. Lo stesso Biglino mi ricordava che la traduzione della Bibbia come la leggiamo ora risale al primo millennio dopo Cristo e venne codificata in questo modo dai traduttori ebrei per giustificare le tre grandi religioni del Libro.

Personalmente credo che in quello che scrive il biblista ci siano molti elementi di realismo. Sull’origine aliena lo seguo un po’ meno, anche se mi piace immaginarlo, memore degli affascinanti libri di Peter Kolosimo, che ho avuto la fortuna di conoscere e intervistare (chi può dirlo, in fondo? Come l’agente Mulder di X Files dico, I want to believe, voglio crederci)

Noi sappiamo che i primi libri della Torah vennero scritti durante la cattività Babilonese, stiamo parlando del VII-VI secolo a.C. In modo realista, ammesso che sia davvero esistito come personaggio, Abramo arrivava da Ur e quindi non può non essere entrato in contatto con le leggende sumere, idem per quelle fenice che erano preesistenti nel Libano. «Nulla si crea, nulla distrugge» vale nella fisica ma anche e soprattutto nella cultura, nelle leggende, nelle religioni. Non mi scandalizza che la Bibbia non sia “parola di Dio” come viene enfatizzata.

Credo che dovremmo calmare gli animi su questi argomenti. Nessuno ha la verità in tasca, nessuna fede è migliore delle altre, tutte le fedi sono basate su elaborazioni umane che di divino hanno ben poco, basta vedere i danni e i morti che hanno fatto nei secoli. A questo proposito vi consiglio gli illuminanti libri di Ernest Renan, «Vita di Gesù» e «Gli apostoli» che ci restituiscono uno straordinario Gesù di Nazareth, scevro da leggende e mistificazioni.

Quindi ben vengano Biglino e il suo interessantissimo libro a ricordarcelo. Un po’ di umiltà per ricordarci che siamo polvere nell’Universo, forse, non ci fa poi così male.

FONTE: http://blog.oggi.it/mario-raffaele-conti/2015/06/15/non-so-se-dio-era-un-alieno-ma-biglino-sulla-bibbia-scrive-incontestate-realta/#anchor-comments

Come da tradizione di “buon gesuita” il Papa cavalca l’onda (che non è la moto)

Se il Papa condanna l’organizzazione del lavoro che ostacola la famiglia. Siamo sicuri non si riferisse anche alla riforma della scuola?

di Avv. Marco Barone

Quando il Papa pronuncia discorsi che sono cari a certe e date scelte politiche tutta la politica nostrana semplicemente si inchina, quando, invece,vedi la questione emigrazione, assume posizioni critiche, parte della politica inizia a dire che la Chiesa non dovrebbe esercitare alcuna ingerenza nella cosa pubblica.

Certo, questo è un principio che condivido pienamente, però, ben conoscendo come funziona la società italiana, non si può rimanere indifferenti a determinate critiche mosse dal Papa, specialmente quando queste si rivolgono direttamente a governanti cattolici. L’ultimo intervento del Papa, all’udienza generale nell’Aula Paolo VI inVaticano, ha riguardato il concetto del lavoro.

Uno dei passaggi più significativi è certamente quello nel quale si evidenzia quanto ora segue: “Quando l’organizzazione del lavoro la tiene in ostaggio, (la famiglia ndr) o addirittura ne ostacola il cammino, allora siamo sicuri che la società umana ha incominciato a lavorare contro se stessa”.

Ed il pensiero non può che andare alla recente Legge sulla scuola e piano delle assunzioni così detto straordinario che in sostanza compromette pienamente l’unità famigliare con tutti gli annessi econnessi, determinando sacrifici enormi nei confronti di persone che da anni lavorano nella scuola pubblica in condizioni assolutamente precarie ed ora dalla precarietà passeranno all’estrema flessibilità, privandole, senza possibilità di scelta alcuna, deldiritto di vivere dignitosamente la propria famiglia, il proprio territorio, la propria dimensione sociale, quella in cui sono nati e cresciuti.

Cosa diranno ora i politici cattolici che hanno sostenuto e difeso e voluto la Legge sulla scuola? Che le parole del Papa non si riferiscono alla “riforma” della scuola? Ne siamo proprio certi?

Fonte: http://www.orizzontescuola.it/news/se-papa-condanna-lorganizzazione-del-lavoro-che-ostacola-famiglia-siamo-sicuri-non-si-riferisse

Ovviamente tutte le forze politiche, e il vaticano lo è, come Gesù Cristo di Costantino (non quello della De Filippi), cercano di raggiungere consensi per accaparrarsi i futuri voti… destra sinistra CENTRO… popolo scolastico ultra cinquantenne e in balia dei sindacati ormai da tempo macchina di ricatto! (da anni…)

Cazzo…i cherubini erano dei robot…!

La tua domanda:”che cosa sono i cherubini” è in senso generico o è in relazione con qualche corrente dell’ebraismo? Perché ci sono anche le interpretazioni classiche e quelle poco conosciute.

Nel testo biblico i cherubini non sono esseri spirituali, su questo non ci piove.
E’ chiaro dai contesti in cui sono inseriti questi termini (al singolare e al plurale o al plurale superlativo), il concetto di protezione. Il cherubino serve per proteggere e da qualche verso sembra proprio si tratti di una specie di robot (maasse zaazuim). La sua radice karav (kaf-resh-bet) può essere spiegata con le radici rakhav(resh-kaf-bet) e specialmente kavar (kaf-bet-resh) che ha il senso di rete. Queste due radici che sono un’inversione delle lettere della radice di Keruv(cherubino) figurano in relazione con questo termine in vari versi. C’è un verso della Torah che dice che la Parochet era keruvim e guarda caso questa era fatta a forma di rete e serviva per proteggere l’ingresso al kodesh kodashim.

http://forumbiblico.forumfree.it/?t=39155585

Secondo me la bibbia l’ha scritta la SIAE…

Premessa:
Vi ricordate che prima i cd o i dvd o qualsiasi supporto dati li potevate comprare in qualsiasi posto, avevano un prezzo contenuto ed erano di piccole dimensioni, come capacità intendo.

Poi qualcuno pensò che sarebbe stato bello se, data la grande diffusione e mercificazione ed in oltre la raggiunta grande capacità tecnologica di memorizzazione su questi supporti, ad essi fosse allegata una tassa. In funzione della capacità e del tipo di supporto. Artefice di tale idea la SIAE.

Dato che l’Italia è un paese cattolico ed apostolico e quindi cristiano, così come nelle scritture è descritto il peccato originale alla stessa stregua tali supporti sono stati classificati. L’uomo si è paraganota a dio commettendo il peccato e così, anche la SIAE, malgrado  non hai fatto niente di “peccaminoso” e sul tuo CD o DVD c’è la prima comunione di tuo nipote, devi pagare per il peccato di plagio o sfruttamento dei diritti d’autore… SIAMO PROPRIO CATTOLICI… in italia si vede!

Dio della chiesa cattolica e apostolica in un bagno di sangue

Crociata contro gli albigesi

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Crociata albigese.

Inizialmente la gerarchia ecclesiastica tollerò l’eresia, cercando di contrastarla con i dibattiti e l’educazione catechistica. I primi atti di repressione violenta furono invece praticati dal potere politico (re e feudatari) che tentarono di bloccare la diffusione dell’eresia che scardinava le basi sociali (famiglia e società civile) oltre che punire gli eretici violenti che devastavano chiese e monasteri creando disordini sociale. Il re di Francia Roberto il Pio fu il primo sovrano a condannare a morte dei catari responsabili di violenze nel 1017. Pochi anni dopo l’imperatore Enrico III fece impiccare alcuni eretici catari. Nei Paesi Bassi un tale Tanchelmo di idee catare si circondò di tremila proseliti e portò scompiglio e devastazione in tutta la regione; la repressione condotta dal duca di Lorena fu terribile e altrettanto violenta.[senza fonte][3]

Il catarismo si diffuse in vaste regioni della Francia meridionale e dell’Italia settentrionale, con punte di elevata densità nella Linguadoca, nella Provenza e nella Lombardia. Nel terzo Concilio Lateranense, convocato da papa Alessandro III a Roma nel marzo 1179, venne condannato il catarismo; i Catari e i loro protettori furono colpiti da anatema, i loro beni confiscati e si invitarono i principi secolari a porre gli eretici nella debita soggezione, disponendo inoltre un’indulgenza biennale, o più ampia a discrezione dei vescovi, a beneficio di coloro che prendevano le armi contro i Catari, accusati di professare dottrine eterodosse e di sovversione sociale[4]: «Ora in Guascogna, ad Albi, nella regione di Tolosa e in altri luoghi la maledetta perversità degli eretici, chiamati da alcuni Catari, da altri Patarini, Pubblicani e in altri modi ancora, ha talmente preso piede, che ormai non professano in segreto, come alcuni, la loro malvagia dottrina, ma proclamano pubblicamente il loro errore e si conquistano dei seguaci tra i semplici i deboli; ordiniamo che essi, i loro difensori e i loro protettori siano colpiti da anatema, proibiamo a chiunque di accoglierli nella propria casa o nelle proprie terre, di aiutarli di esercitare con essi il commercio. Se poi morissero con questo peccato, nessuno potrà richiamarsi a privilegi concessi da noi o invocare qualche indulto per offrire la messa in loro suffragio o ammetterli alla sepoltura cristiana»[4]. Dopo l’elezione al soglio pontificio di Innocenzo III, nel 1198, la Chiesa reagì con decisione, in modo violento e repressivo, all’eresia. Il Pontefice intervenne anche in Italia, ma soprattutto in Linguadoca.

Nel 1200 affidò ad un legato di sua fiducia, Raniero da Ponza, la missione speciale della predica contro gli eretici nella Francia meridionale[5], nella Contea di Tolosa (catari albigesi in Linguadoca e Provenza[6]), incaricandolo di procedere contro i ribelli con la scomunica e l’interdetto, ma con la possibilità di sciogliere dalla condanna i pentiti. Il Pontefice nutriva ancora la speranza di ottenere risultati positivi mediante l’intervento di questo cistercense, che aveva conosciuto direttamente il tormento e l’angoscia che hanno caratterizzato i movimenti ereticali e di rinnovamento. Raniero intervenne, ricorrendo a dure sanzioni: scomunica, esilio, confisca dei beni. Ma i Catari non si lasciarono convincere e persistettero nelle loro tesi gnostiche manichee, rifiutando ancora decisamente l’interpretazione cattolica delle scritture, i sacramenti ecclesiastici, la gerarchia e l’intero apparato dogmatico, rituale e organizzativo della Chiesa romana.

Innocenzo III inviò ancora invano, nel 1203, dei legati pontifici, con il compito di combattere l’eresia.
Quando Innocenzo III comprese che solo con la predicazione non avrebbe risolto il problema, per estirpare il movimento càtaro dai territori della Linguadoca e della Provenza, nel 1208 indisse la crociata contro gli albigesi, che assunse la forma di un vero e proprio genocidio e terminò nel 1229 con la sconfitta dei catari, con strascichi che si protrassero fino al 1244 con la caduta della roccaforte catara di Montsegur.

I massacri 

Nello scontro tra eretici e anti-eretici si giunse a gravi fatti di sangue. Entrambi[senza fonte] gli schieramenti furono responsabili di atroci violenze, che perpetuavano e accrescevano l’odio reciproco. Le forze anti-eretiche ebbero il sopravvento e si giunse a vere e proprie stragi avvenute nel sud della Francia nei confronti delle popolazioni catare. Si ricordano – fra le tante – la strage di Béziers, dove furono massacrate circa 20.000 persone (questi i numeri stimati dai legati papali, tuttavia gli stessi crociati, al loro rientro dal massacro, stimarono di aver sterminato “almeno un milione di persone” in tutto[7]), sia cattolici che catari, uomini, donne, bambini, anziani, e il massacro di Marmande nel 1219, descritto così nella Canzone della crociata albigese:

« Corsero nella città [le armate dei cattolici], agitando spade affilate, e fu allora che cominciarono il massacro e lo spaventoso macello. Uomini e donne, baroni, dame, bimbi in fasce vennero tutti spogliati e depredati e passati a fil di spada. Il terreno era coperto di sangue, cervella, frammenti di carne, tronchi senza arti, braccia e gambe mozzate, corpi squartati o sfondati, fegati e cuori tagliati a pezzi o spiaccicati. Era come se fossero piovuti dal cielo. Il sangue scorreva dappertutto per le strade, nei campi, sulla riva del fiume. »

Il cronista cistercense Cesario di Heisterbach riporta[8] che – durante il massacro di Béziers – dei Catari trovarono rifugio con dei Cattolici in una chiesa. Il legato pontificio Arnaud Amaury, non potendo distinguere gli eretici ma risoluto a non porre fine al massacro, ordinò quindi:

(LA)« Caedite eos! Novit enim Dominus qui sunt eius. » (IT)« Uccideteli tutti! Dio riconoscerà i suoi.
([9])

Lo storico Jean Dumont ritiene che questa frase un falso basandosi su sue ricerche che smentirebbero anche la ricostruzione dei fatti fino ad ora tramandata: a Béziers non vi erano catari chiamati in quella regione albigesi, la crociata non sarebbe passata da Béziers e meno che mai sarebbero transitati dalla città «legati pontifici». Béziers sarebbe stata messa a sacco ma in anni precedenti la crociata contro gli albigèsi e in un contesto del tutto differente che riguardava una guerra feudale tra due famiglie della zona, del tutto priva di motivazioni religiose.[10] Anche il saggista cattolico tradizioanlista Vittorio Messori ha proposto una differente lettura dei fatti, riducendone l’effettiva dimensione e contestualizzandoli all’interno dei rapporti intercorsi tra i Catari e la Chiesa di Roma[11]. Tale presa di posizione ha innescato una querelle con il filologo Francesco Zambon[12][13]. Anche in Italia si verificarono uccisioni di Catari, a Concorezzo.[14]

https://it.wikipedia.org/wiki/Catarismo