Sindrome dissociativa autolesionista

Ogni anno ricevo la visita di ex compagno di scuola. È sempre un piacere re incontrarsi. Si fa il punto della situazione, la scuola oggi, il lavoro, i posti dove si vive. Si ripesca nella vita presente e passata. Si paragona questa a quell’epoca più o meno lontana. Poi pian piano il discorso si sposta. Comincia a diventare ironico, sfottesco, sarcastico.
A quel punto mi comincio a preoccupare. Della scuola diciamolo chiaramente non ho grandi ricordi belli o positivi. Ricordo professori cialtroni o politici o mafiosamente legati a famiglie da rispettare a tutti i costi. Mi ricordo una professoressa d’inglese che puntualmente mi rimandava e che puntualmente non rimandava chi, come o forse peggio di me, non sapeva nulla di lingua straniera. “tanto questa estate  ti aggiusto io…” diceva alla mia compagna che le assicurava un guadagno extra in un viaggio in Inghilterra, organizzato ufficialmente per lo studio della lingua. Sarebbe a dire chi aveva denaro non era rimandato. Ma anche chi aveva merce di scambio. Chessò olio, agrumi, carne, salumi, cassate ecc. Io ero figlio di sbirro… poca merce di scambio. Tra l’altro in una città mafiosa come Bagheria, dire figlio di sbirro era dire figlio di nessuno. E siamo sempre la, non appartenere significava (e significa) carne da cannone. Poi senza alcuna merce di scambio… Insomma per farla breve il mio ex comincia a rimuginare. Mi ricorda i miei sogni (svaniti) di voler fare cinema, di fidanzarmi con la bionda figlia del costruttore, dei colloqui scolastici di mia madre con i professori (peste e corna ovviamente) e subito dopo le soddisfazioni di suo padre che si lasciava dopo di me il colloquio per sentirsi dire: “Ahhhh suo figliooooo… che bravo, che intelligente”.
Una volta mi disse commentando la mia laurea in architettura con 110/110 e la lode che in fondo “avevo dimostrato che ero solo lagnuso…(svogliato)” cioè non ero cretino… Insomma pian piano, mi rendo conto che i suoi pensieri non sono per nulla aggiornati. Il suo ricordo delle nostre vite è bloccato a quei 16-17- vent’anni quando le mamme furbe osannavano i loro figli alle minime minchiate (la sua) e le mamme modeste (la mia) sminuivano o redarguivano (forse giustamente) i propri figli educati alla moderatezza, al timor di dio e all’educazione. Il mio ex non ricorda ad esempio che il professore di lettere leggeva in classe i miei temi premiati con un bel 9. E che era convinto assertore delle mie qualità di scrittore/giornalista. Di fatto il mio amico ex mi trascina, ogni volta che ci incontriamo con le sue patetiche rimembranze di adolescente figlio di papà,  di nuovo a quelle frustrazioni che mi buttavano nello sconforto, mi dissociavano col resto del mondo e mi trascinavano nel disprezzo, nell’autolesionismo e nella sfiducia per tutti e per tutto, e solo perché la sua “proprietà” terriera lo faceva amico degli amici, cioè un bel buon partito.
Se è vero che i comportamenti umani sono legati alla crescita dell’individuo, dunque ai rapporti e ai comportamenti delle persone attorno, a partire dalla famiglia, il padre e la madre, allora possiamo dire che il mio ex compagno di scuola è stato uno dei fattori predominanti dei miei insuccessi, delle mie incapacità e dei miei comportamenti. E allora quando sento “libero arbitrio” sorrido. Se tutti noi veniamo influenzati da ciò che ci sta attorno quali sono davvero i meccanismi del libero arbitrio? Quanto realmente noi facciamo per rendere positivo il “fare” degli altri. In verità non conviene molto esaltare o indirizzare gli altri, soprattutto se gli altri hanno valori o qualità irraggiungibili con la “proprietà”, che fanno parte della crescita umana interiore, culturale, legata alla storia dell’uomo pensante.
Quanto in questo mondo valgono le “proprietà” e fino a quando? Insomma meglio non incontrarsi più con gli EX. Lasciamoli vivere in quelle isole di sopravvivenza della loro misera esistenza di convinta supremazia.
Buon anno nuovo caro amico EX.

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