Il papa del marketing sbaglia i tempi nei verbi…

I papa del marketing sbaglia i tempi dei verbi…I papa del marketing sbaglia i tempi dei verbi…

“La fame non ha presente nè futuro. Solo passato”: Papa Francesco ha scandito queste parole all’Assemblea dei governatori della Fao sottolineando che “non si tratta di uno slogan ma di una verità”, di un obiettivo cioè realizzabile anche se, ha denunciato, oggi “piu’ di 820 milioni di persone soffrono la fame e la malnutrizione nel mondo”. ”La società potrà vincere la battaglia contro fame e povertà se lo decide in modo serio”, ha assicurato Bergoglio.

“La mia presenza desidera portare in questa sede i desideri e le necessità della moltitudine di fratelli che soffrono nel mondo. Vorrei poter guardare i loro volti senza arrossire, perché finalmente il loro grido è stato ascoltato e le loro preoccupazioni sono state affrontate”, ha affermato il Pontefice nel suo discorso in spagnolo in risposta agli indirizzi dei principali dirigenti dell’Agenzia dell’Onu e del premier italiano, Giuseppe Conte. Il presidente del Consiglio ha affermato che “negare il cibo vuol dire negare l’umanità prima che la giustizia, l’uguaglianza e la libertà”.

“Per questo motivo”, ha sottolineato Conte, “occorre restituire la dignità alle aree rurali del mondo e integrare gli esclusi in processi di sviluppo che siano equi e sostenibili”. Il premier ha ricordato che “una persona su nove nel mondo ancora oggi è malnutrita, con una tendenza tragicamente in aumento. Una realtà che fa appello alle nostre coscienze e che ci vede tutti responsabili e vede urgente la necessità di un’azione comune per sconfiggere la fame e la povertà estrema”.

Se non è marketing questo ditemi cos’è… il primo stato al mondo che non conosce nemmeno tutte le sue ricchezze è appunto il Vaticano. Non c’è angolo del mondo dove la chiesa non ha proprietà e interessi politico/economici… dunque partire con un verbo al passato omettendo un “se…” dubitativo è paradossale… poi detto da uno che dovrebbe essere il rappresntante di “dio”… incredibile! E la ciliegina sulla torta la mette pure Conte… che fa marketing pure lui… incredibile… ma del resto si sa PECUNIA NON OLET…

Fonte: https://www.agi.it/cronaca/fao_papa_giuseppe_conte-4998965/news/2019-02-14/

 

 

Dio della chiesa cattolica e apostolica in un bagno di sangue

Crociata contro gli albigesi

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Crociata albigese.

Inizialmente la gerarchia ecclesiastica tollerò l’eresia, cercando di contrastarla con i dibattiti e l’educazione catechistica. I primi atti di repressione violenta furono invece praticati dal potere politico (re e feudatari) che tentarono di bloccare la diffusione dell’eresia che scardinava le basi sociali (famiglia e società civile) oltre che punire gli eretici violenti che devastavano chiese e monasteri creando disordini sociale. Il re di Francia Roberto il Pio fu il primo sovrano a condannare a morte dei catari responsabili di violenze nel 1017. Pochi anni dopo l’imperatore Enrico III fece impiccare alcuni eretici catari. Nei Paesi Bassi un tale Tanchelmo di idee catare si circondò di tremila proseliti e portò scompiglio e devastazione in tutta la regione; la repressione condotta dal duca di Lorena fu terribile e altrettanto violenta.[senza fonte][3]

Il catarismo si diffuse in vaste regioni della Francia meridionale e dell’Italia settentrionale, con punte di elevata densità nella Linguadoca, nella Provenza e nella Lombardia. Nel terzo Concilio Lateranense, convocato da papa Alessandro III a Roma nel marzo 1179, venne condannato il catarismo; i Catari e i loro protettori furono colpiti da anatema, i loro beni confiscati e si invitarono i principi secolari a porre gli eretici nella debita soggezione, disponendo inoltre un’indulgenza biennale, o più ampia a discrezione dei vescovi, a beneficio di coloro che prendevano le armi contro i Catari, accusati di professare dottrine eterodosse e di sovversione sociale[4]: «Ora in Guascogna, ad Albi, nella regione di Tolosa e in altri luoghi la maledetta perversità degli eretici, chiamati da alcuni Catari, da altri Patarini, Pubblicani e in altri modi ancora, ha talmente preso piede, che ormai non professano in segreto, come alcuni, la loro malvagia dottrina, ma proclamano pubblicamente il loro errore e si conquistano dei seguaci tra i semplici i deboli; ordiniamo che essi, i loro difensori e i loro protettori siano colpiti da anatema, proibiamo a chiunque di accoglierli nella propria casa o nelle proprie terre, di aiutarli di esercitare con essi il commercio. Se poi morissero con questo peccato, nessuno potrà richiamarsi a privilegi concessi da noi o invocare qualche indulto per offrire la messa in loro suffragio o ammetterli alla sepoltura cristiana»[4]. Dopo l’elezione al soglio pontificio di Innocenzo III, nel 1198, la Chiesa reagì con decisione, in modo violento e repressivo, all’eresia. Il Pontefice intervenne anche in Italia, ma soprattutto in Linguadoca.

Nel 1200 affidò ad un legato di sua fiducia, Raniero da Ponza, la missione speciale della predica contro gli eretici nella Francia meridionale[5], nella Contea di Tolosa (catari albigesi in Linguadoca e Provenza[6]), incaricandolo di procedere contro i ribelli con la scomunica e l’interdetto, ma con la possibilità di sciogliere dalla condanna i pentiti. Il Pontefice nutriva ancora la speranza di ottenere risultati positivi mediante l’intervento di questo cistercense, che aveva conosciuto direttamente il tormento e l’angoscia che hanno caratterizzato i movimenti ereticali e di rinnovamento. Raniero intervenne, ricorrendo a dure sanzioni: scomunica, esilio, confisca dei beni. Ma i Catari non si lasciarono convincere e persistettero nelle loro tesi gnostiche manichee, rifiutando ancora decisamente l’interpretazione cattolica delle scritture, i sacramenti ecclesiastici, la gerarchia e l’intero apparato dogmatico, rituale e organizzativo della Chiesa romana.

Innocenzo III inviò ancora invano, nel 1203, dei legati pontifici, con il compito di combattere l’eresia.
Quando Innocenzo III comprese che solo con la predicazione non avrebbe risolto il problema, per estirpare il movimento càtaro dai territori della Linguadoca e della Provenza, nel 1208 indisse la crociata contro gli albigesi, che assunse la forma di un vero e proprio genocidio e terminò nel 1229 con la sconfitta dei catari, con strascichi che si protrassero fino al 1244 con la caduta della roccaforte catara di Montsegur.

I massacri 

Nello scontro tra eretici e anti-eretici si giunse a gravi fatti di sangue. Entrambi[senza fonte] gli schieramenti furono responsabili di atroci violenze, che perpetuavano e accrescevano l’odio reciproco. Le forze anti-eretiche ebbero il sopravvento e si giunse a vere e proprie stragi avvenute nel sud della Francia nei confronti delle popolazioni catare. Si ricordano – fra le tante – la strage di Béziers, dove furono massacrate circa 20.000 persone (questi i numeri stimati dai legati papali, tuttavia gli stessi crociati, al loro rientro dal massacro, stimarono di aver sterminato “almeno un milione di persone” in tutto[7]), sia cattolici che catari, uomini, donne, bambini, anziani, e il massacro di Marmande nel 1219, descritto così nella Canzone della crociata albigese:

« Corsero nella città [le armate dei cattolici], agitando spade affilate, e fu allora che cominciarono il massacro e lo spaventoso macello. Uomini e donne, baroni, dame, bimbi in fasce vennero tutti spogliati e depredati e passati a fil di spada. Il terreno era coperto di sangue, cervella, frammenti di carne, tronchi senza arti, braccia e gambe mozzate, corpi squartati o sfondati, fegati e cuori tagliati a pezzi o spiaccicati. Era come se fossero piovuti dal cielo. Il sangue scorreva dappertutto per le strade, nei campi, sulla riva del fiume. »

Il cronista cistercense Cesario di Heisterbach riporta[8] che – durante il massacro di Béziers – dei Catari trovarono rifugio con dei Cattolici in una chiesa. Il legato pontificio Arnaud Amaury, non potendo distinguere gli eretici ma risoluto a non porre fine al massacro, ordinò quindi:

(LA)« Caedite eos! Novit enim Dominus qui sunt eius. » (IT)« Uccideteli tutti! Dio riconoscerà i suoi.
([9])

Lo storico Jean Dumont ritiene che questa frase un falso basandosi su sue ricerche che smentirebbero anche la ricostruzione dei fatti fino ad ora tramandata: a Béziers non vi erano catari chiamati in quella regione albigesi, la crociata non sarebbe passata da Béziers e meno che mai sarebbero transitati dalla città «legati pontifici». Béziers sarebbe stata messa a sacco ma in anni precedenti la crociata contro gli albigèsi e in un contesto del tutto differente che riguardava una guerra feudale tra due famiglie della zona, del tutto priva di motivazioni religiose.[10] Anche il saggista cattolico tradizioanlista Vittorio Messori ha proposto una differente lettura dei fatti, riducendone l’effettiva dimensione e contestualizzandoli all’interno dei rapporti intercorsi tra i Catari e la Chiesa di Roma[11]. Tale presa di posizione ha innescato una querelle con il filologo Francesco Zambon[12][13]. Anche in Italia si verificarono uccisioni di Catari, a Concorezzo.[14]

https://it.wikipedia.org/wiki/Catarismo

Senza pensiero l’uomo non esiste

Questo film dimostra che ciò che tiene in vita l’uomo è il suo pensiero, finito questo l’uomo non esiste più né le cose che lo circondano, pur rimanendo esistenti. La vita dell’uomo è il suo pensiero. La morte pone fine a tutto, perché annulla la capacità del pensiero. Fermo restando che qualche paradosso umano del pensiero ci faccia considerare la possibilità di continuare ad essere pensati in un’altra dimensione. Ma questa è tutta un’altra storia. Grande film, me lo ricordo da quand’ero piccolo.

Ci hanno messo 2000 anni per leggere bene i testi sacri (Nuovo Testamento…). La rivelazione: Maria Maddalena non era una prostituta.

Tiziano, Maria Maddalena, 1533
Nuda, purché penitente…

Maria Maddalena è la donna più calunniata e fraintesa del Nuovo Testamento. Tanti, anche in buona fede, la ritengono ad esempio la prostituta purificata, la peccatrice perdonata da Gesù. Tanti altri pensano che sia quella Maria, sorella di Lazzaro e Marta, che unse con l’unguento Gesù a Betania. Ma non è né l’una né l’altra. Quando gli gnostici si misero a redigere i loro Vangeli per riscrivere la storia del cristianesimo, si occuparono anche di Maria Maddalena. Scrittori e registi contemporanei li hanno interpretati a modo loro, facendo emergere un rapporto di matrimonio tra la Maddalena e Gesù, con tanto di figli e di dinastia segreta. Interessante a questo proposito il  chiarimento del card. Gianfranco Ravasi. Non ci sarebbe comunque nulla di compromettente ad ammettere -se ciò fosse vero- che Gesù avesse una moglie, come l’avevano alcuni apostoli (Pietro su tutti). Ma essendo una falsità storica creata “a tavolino” è bene smentirla. Nel periodo recente hanno portato avanti questa teoria cospiratoria lo scrittore Nikos Kazantzakes, che nel suo romanzo “L’ultima tentazione” (Frassinelli 1961), fece sognare a Gesù sulla croce come sarebbe stato se, invece di salvare l’umanità, avesse formato famiglia con Maria Maddalena. Il regista Martin Scorsese, che ne trasse il film “L’ultima tentazione di Cristo” (1988). Nel 2003 (con il film nel 2006) arrivò lo scrittore Dan Brown col suo romanzo Il Codice da Vinci, anche lui rifacendosi esplicitamente agli gnostici, in particolare il Vangelo di Filippo. Molti altri romanzieri hanno poi seguito le sue orme: Laurence Gardner con “La linea di sangue del Santo Graal” (2004); Margaret Starbird con “Maria Maddalena e il Santo Graal” (2005); Jean-Yves Leloup con “Il Vangelo di Maria Myriam di Magdala” (2007); Marianne Fredricksson con “La prescelta Maria Maddalena” (2007); Kathleen McGowan con “Il Vangelo di Maria Maddalena” (2007) ecc… Non c’è alcun indizio sul fatto che Maria Maddalena fosse una prostituta Nei Vangeli non c’è alcun collegamento fra Maria Maddalena e il fatto che fosse una prostituta. Lo ha spiegato lo storico del cristianesimo Mauro Pesce«I vangeli non dicono che la Maddalena fosse una prostituta. Solo nell’interpretazione successiva la sua figura è stata sovrapposta a quella della prostituta che compie uno straordinario gesto di venerazione nei confronti di Gesù» (C. Augias e M. Pesce, “Inchiesta su Gesù”, Mondadori 2006, pag. 42). L’abbinamento è nato per deduzioni ed interpretazioni postume decisamente azzardate. Ha spiegato ancora Pesce: «Scrive Luca: “Ed ecco una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, venne con un vasetto di olio profumato; e stando dietro, presso i suoi piedi, piangendo cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato” (7,37-38). Di questa donna non si dice il nome. Il vangelo aggiunge che Gesù le perdona i peccati. Poche righe dopo, lo stesso vangelo, nominando alcune donne che seguivano Gesù, dice che fra queste vi era Maria di Magdala e precisa che da lei Gesù aveva scacciato sette demoni, il che non vuol dire che fossero demoni di tipo sessuale. Per Luca le due donne sono certamente diverse e la Maddalena non è una prostituta. La sua trasformazione in prostituta è avvenuta solo a partire dal VI secolo in Occidente» (C. Augias e M. Pesce, “Inchiesta su Gesù”, Mondadori 2006, pag. 42). Si può pensare che fosse vedova anche perché a differenza della maggior parte delle altre donne del Nuovo Testamento, non viene mai definita per il tramite di un uomo («figlia/sorella/moglie/madre di…»).

1) Indipendenza finanziaria. Quest è il primo motivo che ha portato a pensare al fatto che fosse una prostituta. Sembra anche che abbia contribuito a sostenere economicamente («con quello che possedeva») Gesù e i suoi discepoli, probabilmente in segno di gratitudine per la guarigione ricevuta e per l’eccezionalità dell’Uomo Gesù. Sappiamo che era originaria di Migdal (o meglio Migdal Nunaya, “torre dei pescatori”), come si chiama oggi questa cittadina situata sulle sponde del lago di Tiberiade. La località acquisì al tempo di Gesù grande fama con il suo nome greco, Taricheai, per la sua specialità gastronomica: il pesce in salamoia. Perfino Strabone, nella sua “Geografia” terminata attorno al 18 d.C., richiama l’attenzione sul successo della pietanza tipica di Migdal. La cittadina divenne presto il centro di una fiorente industria della lavorazione del pesce e i suoi abitanti si arricchirono velocemente (scoperte archeologiche hanno portato alla luce grandiosi palazzi dell’epoca di Gesù, con bagni e mosaici magnifici). Il collegamento tra la stabilità finanziaria di Maria Maddalena e la ricchezza della città da cui proveniva (potrebbe facilmente aver ereditato una delle fiorenti attività della lavorazione del pesce in salamoia da qualche familiare o dal marito) sembra essere molto più storicamente realistico rispetto all’ipotesi che essa dovesse essere per forza una prostituta.

2) Confusione con Maria di Betania.. Il secondo motivo si basa su un’interpretazione errata di papa Gregorio Magno, nel 591 d.C. Egli ritenne (in un suo sermone contenuto nelle “Omelie sui Vangeli”, 2,33,1) che Maria Maddalena fosse quella donna peccatrice, che Giovanni chiama “Maria” (Gv 12,1-8), la quale unse con l’unguento Gesù, mentre egli era a Betània a casa di Simone (Mc 14, 3-9, Lc 7, 36-50 e Mt 26, 6-13). Il fatto che anche questa donna, peccatrice, si chiamasse “Maria” non può però significare molto. Dalla statistica sulle iscrizioni degli ossari di Gerusalemme, sappiamo infatti che il nome “Maria” all’epoca era il più diffuso fra le donne. Nei Vangeli ne incontriamo addirittura quattro (o forse cinque*): Maria, la madre di Gesù; sua cognata Maria; Maria, sorella di Lazzaro e Marta; e appunto Maria Maddalena. La peccatrice “Maria” viveva a Bètania mentre Maria Maddalena era originaria di Magdala, in Galilea e accompagnava spesso Gesù assieme agli apostoli. Non c’è alcun collegamento e le Chiese orientali l’hanno sempre saputo: ricordano infatti Maria di Betània, la peccatrice (prostituta) perdonata, il 4 giugno e Maria Maddalena il 22 luglio. La Chiesa cattolica solo nel 1969, dopo il Concilio vaticano II, riconobbe ufficialmente l’errore di identificazione delle due donne. Gesù non era sposato con la Maddalena

3) Gesù era celibe come lo erano gli esseni. Dan Brown mette in bocca al suo personaggio, Leigh Teabing, ne Il Codice da Vinci, queste parole: «Gesù era ebreo e il costume dell’epoca imponeva virtualmente a un ebreo di essere sposato. Secondo i costumi ebraici, il celibato era condannato e ogni padre aveva l’obbligo di trovare per il figlio una moglie adatta». Ecco giustificata la teoria del matrimonio tra Gesù e Maria Maddalena. Lo storico del cristianesimo Mauro Pesce la definisce una«interpretazioni errate del testo» (C. Augias e M. Pesce, “Inchiesta su Gesù”, Mondadori 2006, pag. 42) dei vangeli gnostici, come quello di Filippo. Si collega anche come “prova” il fatto che i seguaci di Gesù (compresa la Maddalena) lo chiamavano rabbi («maestro») e oggi i rabbini sono sposati. Ma tutti sanno che l’ebraismo contemporaneo deriva solo da uno solo dei tre movimenti religiosi presenti all’epoca di Gesù: quello dei farisei. Accanto ad essi c’erano i sadducei (i principali oppositori di Gesù) e gli esseni (tradizionalisti). Questi ultimi erano un movimento religioso molto consistente che viveva nel celibato (Giovanni Battista era un esseno e fece del celibato una regola di vita) e nessuno «imponeva» loro di sposarsi. Sugli esseni sappiamo molto di più grazie a ritrovamenti dei “rotoli del Mar Morto”. I punti di contatto rta gli esseni e Gesù sono numerosi, oltre alla vita celibe. Furono in molti a riconoscere il Messia dei profeti in Gesù Cristo. Ad esempio sappiamo che utilizzavano un calendario solare (sadducei e farisei ne usavano uno lunare) e la Pasqua per loro cominciava due giorni prima: probabilmente furono alcuni di loro che misero a disposizione di Gesù e dei suoi discepoli i loro locali per festeggiarla (questo spiega anche il perché Gesù fece la cena pasquale di giovedì mentre i farisei lo fecero di venerdì, vedi Mt 26,17; Mc 14,12; Lc 22,7 e Gv 18,28). Il movimento degli esseni era celibatario (i primi monaci cristiani e il celibato del sacerdozio cristiano hanno qui la loro origine), come confermato anche da Giuseppe Flavio e Plinio. Negli Atti degli Apostoli si parla anche di «uomini pii» e di «sacerdoti» che si uniscono alla prima comunità cristiana. Non potevano essere certo nè i sacerdoti del Tempio, i sadducei, che continuarono a perseguitare i primi cristianim nè i farisei, i quali non avevano sacerdoti. Erano infatti sacerdoti esseni, celibi. Il celebre studio del massimo esperto mondiale del giudaismo antico, Gèza Vermes“Gesù, l’ebreo” (1983), direttore di Studi ebraici e del Forum per gli studi su Qumran all’Università di Oxford è molto chiaro: la scelta del celibato da parte di Gesù ha ragioni storiche ben precise. La missione profetica nel giudaesimo del I secolo includeva infatti la castità. Il celibato era una condizione ben nota all’ebraismo antico ed era chiamato «nazireato». I nazirei erano riconsocibili dal fatto che non si tagliavano i capelli e la barba (si pensi all’immagine di Gesù restituita dalla Sindone di Torino).

4) Nei Vangeli canonici Gesù stesso parla del celibato. Nel Vangelo di Matteo, è Gesù stesso che si riferisce al celibato: «Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna» (Mt, 19,12). Come poteva l’evangelista riportare con coerenza queste frasi se Gesù per primo fosse legato a casa, moglie e figli? Egli non aveva una casa, una donna, dei figli, viveva a turno dagli amici, dagli apostoli o nelle grotte:«Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi,, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo» (Mt 8,20). Potrebbe parlare così un marito fedele o un padre di famiglia come i teorici della cospirazione cristiana vogliono presentarci? Anche le parole di Paolo confermano il celibato di Cristo. Sentendosi svantaggiato perché al contrario di Pietro non era sposato, chiede: «Non abbiamo il diritto di portare con noi una donna credente, come fanno anche gli altri apostoli e i fratelli del Signore e Cefa?»(1Cor 9,5). Se Gesù avesse avuto una compagna, Paolo non avrebbe evitato di citare il suo nome.

5) Gli gnostici stessi (le fonti di Dan Brown) ripudiano i rapporti carnali. Le argomentazioni di coloro che sostengono l’unione matrimoniale tra Gesù e la Maddalena risalgono esclusivamente all’interpretazione dei Vangeli gnostici, in particolare il Vangelo di Filippo. Nella dottrina gnostica, Gesù e Maria Maddalena divengono i rappresentanti dei principi originari Logos («parola») e Sophia («spirito»). In questo linguaggio metaforico, la Sophia era la compagna del Logos. Ma è una rappresentazione che non ha nulla a che fare con il matrimonio. Anzi, nel Vangelo di Filippo (versetto 122) l’unione carnale viene rifiutata espressamente. Al suo posto deve subentrare «il matrimonio immacolato», cioè l’unione spirituale. Esso «non è carnale, ma puro». Secondo gli gnostici, «la sposa è impudica non solo quando riceve il seme di un altro, ma anche quando si allontana dalla sua camera da letto ed è vista». Per il redattore del Vangelo di Filippo, al quale si è ampiamente rifatto Dan Brown per il suo Il Codice da Vinci, l’unione carnale tra Gesù e la Maddalena sarebbe assolutamente impensabile, un sacrilegio osceno. Addirittura nel Vangelo gnostico di Tommaso si parla del superamento della carnalità, la donna deve perfino rinunciare alla sua sessualità (Logion 114).

6) Maria Maddalena era una compagna di viaggio e non moglie. Nel Vangelo di Filippo (versetto 55) leggiamo: «La compagna di Cristo è Maria Maddalena. Il Signore amava Maria più di tutti i discepoli e la baciò più volte sulla bocca. Le altre donne, vedendo il suo amore per Maria, gli dissero: “Perché ami lei più di tutte noi?”. Il Salvatore rispose a loro: “Come mai io non amo voi come lei?”». Dan Brown nel suoCodice da Vinci cita questo versetto letteralmente e giustifica: «Ogni esperto di aramaico sa che la parola “compagna”, all’epoca, significava letteralmente “moglie”». Eppure ogni esperto di aramaico saprà che il Vangelo di Filippo non è scritto in aramaico ma è, come tutti gli scritti trovati a Nag Hammadi, una traduzione copta di un testo greco. La parola usata nell’originale per «compagna» è koinonos, che non significa «moglie» o «amante» ma effettivamente «compagna di viaggio». Nel mondo commerciale questo termine è utilizzato nel significato di «collaboratore», o «socio in affari». La parola è usata anche da Luca quando descrive la pesca fatta dai fratelli Giacomo e Giovanni insieme a Pietro (5,10). Si traduce: «che erano soci di Simone». Nemmeno negli gnostici quindi si parla di una gyne(moglie), di heteira (amante) o pallake (concubina). Anche per essi Maria Maddalena era una compagna di viaggio, come i discepoli e come confermano i Vangeli canonici.

7) Il bacio con la Maddalena era usanza tipica fra i discepoli. Sempre riprendendo il versetto gnostico di Filippo, citato poco sopra, e ripreso letteralmente da Dan Brown e dai teorici della cospirazione, occupiamoci del bacio. Occorre ricordare che nell’ambito della prima comunità cristiana, il bacio era, come accade ancor oggi in Oriente, un gesto di saluto normale (anche tra uomo ed uomo): un bacio sulla bocca indicava un legame particolare di fratellanza o anche tra maestro e discepolo. Oggi probabilmente si è trasformato nello “scambio della pace” che avviene durante la celebrazione eucaristica. Lo stesso Paolo consigliava alle comunità: «Salutatevi gli uni e gli altri con il bacio santo»(Rm 16,16; 1Cor 16,20). Lo stesso Giuda tradì il suo Maestro con un bacio, a conferma del suo utilizzo fra gli apostoli. In un altro testo gnostico, Il Vangelo di Maria Maddalena, Gesù appare dopo la risurrezione e prima dà il bacio a tutti i suoi discepoli. In un’altra circostanza Pietro interroga Maria Maddalena di fronte agli altri apostoli. Innalzata con questa richiesta al rango di discepolo, si alzò e diede a tutti il bacio prima di parlare. Il bacio era quindi segno di fratellanza, senza alcun riferimento sessuale. Che Gesù baciasse anche Maria Maddalena sulla bocca, sempre che ciò sia accaduto veramente e sempre che si possano valutare “attendibili” i Vangeli gnostici, indica solo che la considerava sullo stesso piano degli altri discepoli. Oggi -ipotizziamo- la avrebbe salutata con due baci sulle guance, con un abbraccio o con una calorosa stretta di mano. Lo storico Mauro Pesce ha scritto infatti: «Si tratta di un bacio santo, uno degli atti praticati nelle riunioni liturgiche della Chiesa primitiva. Ancora oggi, del resto, il bacio sulla bocca è tipico di molte culture, senza che abbia uno specifico significato sessuale. Neanche il bacio di Gesù alla Maddalena ha carattere erotico, avrebbe potuto benissimo essere scambiato con i discepoli uomini. Rivela l’intenzione di dare al gesto una particolare intensità religiosa avvicinabile all’atto descritto nel capitolo 20 del Vangelo di Giovanni, quando Gesù alita sui discepoli per trasmettere loro lo Spirito Santo. Mi chiedo se anche nel Vangelo di Filippo non si pensi aun atto di tipo rituale, a suggello di una comunicazione spirituale intensa. Il brano sembra contrapporre la figura mitica di Sofia, religiosamente sterile, a quella di Maddalena che, tramite l’unione spirituale, è invece feconda» (C. Augias e M. Pesce, “Inchiesta su Gesù”, Mondadori 2006, pag. 42). ——- *Alcuni studiosi distinguono la “Maria” peccatrice di Bètania dalla “Maria” sorella di Lazzaro e Marta e ovviamente da “Maria” Maddalena, dalla madre di Gesù e da sua cognata.

Fonte: http://www.uccronline.it/2010/11/13/il-rapporto-tra-gesu-e-maria-maddalena/

Evidentemente questa cosa attizzava di più… le fantasie erotiche di prelatini, prelatoni papi e papponi.

Se Cristo non è risorto vana è la vostra fede.

Conversion_on_the_Way_to_Damascus-Caravaggio_(c.1600-1) Fratelli, se si annuncia che Cristo è risorto dai morti, come possono dire alcuni tra voi che non vi è risurrezione dei morti? Se non vi è risurrezione dei morti, neanche Cristo è risorto! Ma se Cristo non è risorto, vuota allora è la nostra predicazione, vuota anche la vostra fede. Noi, poi, risultiamo falsi testimoni di Dio, perché contro Dio abbiamo testimoniato che egli ha risuscitato il Cristo mentre di fatto non lo ha risuscitato, se è vero che i morti non risorgono. Se infatti i morti non risorgono, neanche Cristo è risorto; ma se Cristo non è risorto, vana è la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati. Perciò anche quelli che sono morti in Cristo sono perduti. Se noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto per questa vita, siamo da commiserare più di tutti gli uomini. Ora, invece, Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti. Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

A mia madre… Pasolini, Ungaretti, Saba e Montale.

Ungaretti, Giuseppe – La madre

E il cuore quando d’un ultimo battito
avrà fatto cadere il muro d’ombra
per condurmi, Madre, sino al Signore,
come una volta mi darai la mano.

In ginocchio, decisa,
Sarai una statua davanti all’eterno,
come già ti vedeva
quando eri ancora in vita.

Alzerai tremante le vecchie braccia,
come quando spirasti
dicendo: Mio Dio, eccomi.

E solo quando m’avrà perdonato,
ti verrà desiderio di guardarmi.

Ricorderai d’avermi atteso tanto,
e avrai negli occhi un rapido sospiro.

Eugenio Montale: A mia madre

Ora che il coro delle coturnici

ti blandisce dal sonno eterno, rotta

felice schiera in fuga verso i clivi

vendemmiati del Mesco, or che la lotta

dei viventi più infuria, se tu cedi

come un’ombra la spoglia

(e non è un’ombra,

o gentile, non è ciò che tu credi)

chi ti proteggerà? La strada sgombra

non è una via, solo due mani, un volto,

quelle mani, quel volto, il gesto di una

vita che non è un’altra ma se stessa,

solo questo ti pone nell’esilio

folto d’anime e voci in cui tu vivi.

E la domanda che tu lasci è anch’essa

un gesto tuo, all’ombra delle croci.

Pier Paolo Pasolini: Supplica a mia madre

È difficile dire con parole di figlio ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.
Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore, ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro amore.
Per questo devo dirti ciò ch’è orrendo conoscere: è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.

Sei insostituibile.
Per questo è dannata alla solitudine la vita che mi hai data.
E non voglio esser solo.

Ho un’infinita fame d’amore, dell’amore di corpi senza anima.
Perché l’anima è in te, sei tu, ma tu sei mia madre e il tuo amore
è la mia schiavitù:
ho passato l’infanzia schiavo di questo senso alto, irrimediabile, di un impegno immenso.

Era l’unico modo per sentire la vita,l’unica tinta, l’unica forma, ora è finita.
Sopravviviamo,
ed è la confusione di una vita rinata fuori dalla ragione.

Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire.
Sono qui, solo, con te,
in un futuro aprile…

Umberto Saba: Quando nacqui mia madre ne piangeva

Quando nacqui mia madre ne piangeva,
sola, la notte, nel deserto letto.
Per me, per lei che il dolore struggeva,
trafficavano i suoi cari nel ghetto.

Da sé il più vecchio le spese faceva,
per risparmio, e più forse per diletto.
Con due fiorini un cappone metteva
nel suo grande turchino fazzoletto.

Come bella doveva essere allora
la mia città: tutta un mercato aperto!
Di molto verde, uscendo con mia madre
io, come in sogno, mi ricordo ancora.

Ma di malinconia fui tosto esperto;
unico figlio che ha lontano il padre.

Umberto Saba: Preghiera alla madre

Madre che ho fatto
soffrire
(cantava un merlo alla finestra, il giorno
abbassava, sì acuta era la pena
che morte a entrambi io m’invocavo)
madre
ieri in tomba obliata, oggi rinata
presenza,
che dal fondo dilaga quasi vena
d’acqua, cui dura forza reprimeva,
e una mano le toglie abile o incauta
l’impedimento;
presaga gioia io sento
il tuo ritorno, madre mia che ho fatto,
come un buon figlio amoroso, soffrire.

Pacificata in me ripeti antichi
moniti vani. E il tuo soggiorno un verde
giardino io penso, ove con te riprendere
può a conversare l’anima fanciulla,
inebbriarsi del tuo mesto viso,
sì che l’ali vi perda come al lume
una farfalla. E’ un sogno,
un mesto sogno; ed io lo so. Ma giungere
vorrei dove sei giunta, entrare dove
tu sei entrata
– ho tanta
gioia e tanta stanchezza!-
farmi, o madre,
come una macchia dalla terra nata,
che in sé la terra riassorbe ed annulla.

Tu solo sei Signore Dio sopra tutti gli dei… e in te spero

Salmo 72 (71)
1 Di Salomone.

O Dio, affida al re il tuo diritto,
al figlio di re la tua giustizia;
2 egli giudichi il tuo popolo secondo giustizia
e i tuoi poveri secondo il diritto.
3 Le montagne portino pace al popolo
e le colline giustizia.
4 Ai poveri del popolo renda giustizia,
salvi i figli del misero
e abbatta l’oppressore.
5 Ti faccia durare quanto il sole,
come la luna, di generazione in generazione.
6 Scenda come pioggia sull’erba,
come acqua che irrora la terra.
7 Nei suoi giorni fiorisca il giusto
e abbondi la pace,
finché non si spenga la luna.
8 E dòmini da mare a mare,
dal fiume sino ai confini della terra.
9 A lui si pieghino le tribù del deserto,
mordano la polvere i suoi nemici.
10 I re di Tarsis e delle isole portino tributi,
i re di Saba e di Seba offrano doni.
11 Tutti i re si prostrino a lui,
lo servano tutte le genti.
12 Perché egli libererà il misero che invoca
e il povero che non trova aiuto.
13 Abbia pietà del debole e del misero
e salvi la vita dei miseri.
14 Li riscatti dalla violenza e dal sopruso,
sia prezioso ai suoi occhi il loro sangue.
15 Viva e gli sia dato oro di Arabia,
si preghi sempre per lui,
sia benedetto ogni giorno.
16 Abbondi il frumento nel paese,
ondeggi sulle cime dei monti;
il suo frutto fiorisca come il Libano,
la sua messe come l’erba dei campi.
17 Il suo nome duri in eterno,
davanti al sole germogli il suo nome.
In lui siano benedette tutte le stirpi della terra
e tutte le genti lo dicano beato.
18 Benedetto il Signore, Dio d’Israele:
egli solo compie meraviglie.
19 E benedetto il suo nome glorioso per sempre:
della sua gloria sia piena tutta la terra.
Amen, amen.

Salmo 73 (72)
1 Salmo. Di Asaf.

Quanto è buono Dio con gli uomini retti,
Dio con i puri di cuore!
2 Ma io per poco non inciampavo,
quasi vacillavano i miei passi,
3 perché ho invidiato i prepotenti,
vedendo il successo dei malvagi.
4 Fino alla morte infatti non hanno sofferenze
e ben pasciuto è il loro ventre.
5 Non si trovano mai nell’affanno dei mortali
e non sono colpiti come gli altri uomini.
6 Dell’orgoglio si fanno una collana
e indossano come abito la violenza.
7 I loro occhi sporgono dal grasso,
dal loro cuore escono follie.
8 Scherniscono e parlano con malizia,
parlano dall’alto con prepotenza.
9 Aprono la loro bocca fino al cielo
e la loro lingua percorre la terra.
10 Perciò il loro popolo li segue
e beve la loro acqua in abbondanza.
11 E dicono: «Dio, come può saperlo?
L’Altissimo, come può conoscerlo?».
12 Ecco, così sono i malvagi:
sempre al sicuro, ammassano ricchezze.
13 Invano dunque ho conservato puro il mio cuore,
e ho lavato nell’innocenza le mie mani!
14 Perché sono colpito tutto il giorno
e fin dal mattino sono castigato?
15 Se avessi detto: «Parlerò come loro»,
avrei tradito la generazione dei tuoi figli.
16 Riflettevo per comprendere questo
ma fu una fatica ai miei occhi,
17 finché non entrai nel santuario di Dio
e compresi quale sarà la loro fine.
18 Ecco, li poni in luoghi scivolosi,
li fai cadere in rovina.
19 Sono distrutti in un istante!
Sono finiti, consumati dai terrori!
20 Come un sogno al risveglio, Signore,
così, quando sorgi, fai svanire la loro immagine.
21 Quando era amareggiato il mio cuore
e i miei reni trafitti dal dolore,
22 io ero insensato e non capivo,
stavo davanti a te come una bestia.
23 Ma io sono sempre con te:
tu mi hai preso per la mano destra.
24 Mi guiderai secondo i tuoi disegni
e poi mi accoglierai nella gloria.
25 Chi avrò per me nel cielo?
Con te non desidero nulla sulla terra.
26 Vengono meno la mia carne e il mio cuore;
ma Dio è roccia del mio cuore,
mia parte per sempre.
27 Ecco, si perderà chi da te si allontana;
tu distruggi chiunque ti è infedele.
28 Per me, il mio bene è stare vicino a Dio;
nel Signore Dio ho posto il mio rifugio,
per narrare tutte le tue opere.