Non mi raccontate che a Modena non usano il catetere

20121111-134521.jpg

Che bella l’Italia tutta unità nella merda. Modena al Policlinico fanno sperimentazione all’insaputa di pazienti e anco e più fanno un business sottobanco. Cazzo proprio come al sud o al centro. Ceche cazzo viva l’Italia unita. Con una differenza che al sud i terremoti creano fame e disastri, al nord business … Sticazzi!

Annunci

Maledetti compagnucci della parrocchietta

20121101-083707.jpg

Maledetti compagnucci della parrocchietta
di Eugenio Maria Falcone

Tempi d’impegno cattolico cioè trenta, forse quaranta anni fa. La piccola cittadina di provincia, ad alta densità mafiosa ed ecumenica, produceva e forniva ogni anno quantità di agrumi di ogni pezzatura, tipo e qualità utili non solo al mercato nazionale ma addirittura al mercato internazionale americano europeo e persino con l’URSS comunista. Ai tempi della guerra super fredda la cittadina col suo savoir faire metteva d’accordo comunisti e capitalisti d’oltre oceano, bastava il profumo… Arrivavano puntualmente al porto del Porticello navi russe con tanto di simbolo falceemartello URSS e dentro o appena sulla battigia, giravano strani tipi biondi, con giubbotti da marinaio. Le stive vuote erano pronte per i carichi di limoni, mandarini e arance dolci dolci. Vedere quelle navi con quegli strani simboli e quelle lettere illeggibili stampate era davvero un’emozione forte. I nostri limoni arrivavano, attraversando i mari, in terre lontane, e ancor più irraggiungibili per la nomea d’inferno che l’allora Democrazia Cristiana assieme alle forze del liberismo americano avevano affibbiato ai paesi socialisti. Pure Ignazio, ogni tanto assieme ai limoni si faceva qualche viaggetto come i limoni in quei paesi-inferno, magari qualcuno solo sulla carta o nella leggenda. Tutto sembrava crescere a proliferare. Le campagne della conca d’oro finivano sulle cartoline e pian piano i limoni e gli agrumeti divenivano pezzi di città in espansione e cementificazione selvaggia smontando le montagne adiacenti. Qualche nobile se la svignava e qualche intellettuale comunista comprava, e qualche volta manco pagava. Tempi d’impegno economico quello, le coperative agricole, finite in mano a pochi spregiudicati “imprenditori”, rasero al suolo l’economia agricola e misero in ginocchio gli agricoltori che volenti o nolenti dovevano cedere ai ricatti dello “scafazzo”. I camion giravano più volte e più volte entravano i soldoni dell’Europa, ancora non molto unita, ma già ben collaudata! Ma come si dice in ambiente agricolo “gira e rigira il cetriolo va sempre al culo dell’ortolano…”.
Tempi di politica quelli. Il PCI alla stessa stregua della DC forgiava giovani pronti nell’impegno sociale, civile e ideologico.
Nacquero i circoli, del cinema, delle parrocchie, e dei partiti.
Eravamo già negli anni ’70 e nelle parrocchiette si faceva a gara per il numero dei praticanti. Si faceva a gara per esempio con associazioni, gli scout, cattolici ovviamente. Mi ricordo un giovane grassone che in pratica passò tutte le fasi dello “gnosticismo”, fino al “seminariato” e al “presbiteriato”, ma con una precedente aspirazione da farmacista, che seminava il panico tra i giovani maschi. Alla semplice domanda di entrare in gruppo l’ingenuo quanto incauto discepolo doveva sottoporsi all’agogna, goliardicamente sevizia, della “Salatina”, Un rito atto alla castrazione del senso dell’Io. Si prendeva in gruppo il malcapitato e abbassate le brache e mutande si irroravano i genitali con le miglior sozzure o quanto tra le mani capitava loro. La mistura adatta era il SALE… ma poteva essere alcool, sabbia, letame ecc. Il grassone, che di sera seviziava e di giorno dava l’ostia (povero me…), era lo spauracchio.
Alla riunioni di un gruppo interno alla parrocchietta, che si chiamava “pre-caritativo” (non ho mai capito che significasse, perché o uno fa carità o non la fa, quindi pre che significava? Forse di preparazione?) di fatto davanti a pensieri da commentare, tipo “L’uomo è una canna battuta dal vento” venivano fuori le beghe tra giovani che si sputtanavano perché s’erano fidanzati tra loro e per gelosia gli uni gli altri se ne dicevano di tutti i colori davanti un Don assopito che sortiva «Son contento vi siete ora chiariti…», mortificando Pascal e chi stava li per lo spirito, invece di mandarli a cagare e dire che la Chiesa non è un luogo per ruffiane… Per non parlare dei compagnucci della parrocchietta in odore di mafia, magari rispettati e incaricati formalmente per le questioni di “giustizia”. Poi magari qualcuno lo trovavano morto, o non lo trovavano proprio più.
Poi c’era la classe dei compagnucci di buona famiglia. quelli che poi divennero PROFESSORI e altro, che ora quando li consulti ti ascoltano come se ti stessero facendo un piacere e se non hai più merce di scambio puoi anche crepare abbandonato in un reparto di chissà quale ospedale, perché una cosa è la carità una cosa è una “camurria”. Gli stessi si iscrissero alle confraternite del santo protettore e assieme alle varie professioni più o meno umili, li trovi sotto la “VARA” a sorreggere il peso dell’intera processione per il Santo e l’intero peso della beneficenza abbondantemente ostentata dal superfluo loro, povero santo.
E ancora, in classe, che faceva capo all’intera comunità giovanile della parrocchietta, dal pianista-organista, all’ultimo cantore, al figlio di… ,o la sorella del…, un buon padre faceva lo psicologo. Classe mista al liceo. Maschi e femmine. Capitò che un giorno domandasse sulla masturbazione, e da tutti ebbe la risposta che anelava, tra le paonazze gote di vergogna di ognuno di noi. Povero il padre che dall’americano importato nella classe da poco, ebbe «Non mi è mai capitato…». Non era possibile caspita!
Eh cari compagnucci della parrocchietta. Mancai trentanni, al mio ritorno consapevole di un’altra forma, e quella vera di DIO, della cosciente quanto unica maniera di essere SUO, ahimè potrò dire che poco siete cambiati. Magari non vi siete mai spostati dalla parrocchietta. Io sono andato via trentanni ma sono tornato e l’ho trovato. Voi non vi siete mai mossi ma non lo avete mai nemmeno immaginato. Però forse sto giudicando… e non è cosa giusta. Ma non lo è nemmeno seviziare, e tacere per non turbare magari le moltitudini che siamo abituati a vedere nei templi… magari a Pasqua, Natale e feste comandate.

SI può fare…!

20121001-224631.jpg

274. SITUAZIONI PSICHIATRICHE NELL’INFANZIA E NELL’ADOLESCENZA
(V. anche Disturbi dell’identità di genere nel Cap. 192 e Disturbi dell’ attenzione nel Cap. 262.)

SUICIDIO IN BAMBINI E ADOLESCENTI

(Psicosi maniaco-depressiva)

Sommario:

Introduzione
Prevenzione
Terapia

(V. anche Cap. 190.)

Il suicidio è aumentato tra i bambini, almeno fra i maschi, e specialmente tra gli adolescenti (rappresenta la seconda causa di morte dopo gli incidenti). Nell’età fra 15 e 24 anni, i casi di suicidio sono aumentati dal 1970 del 50% per i maschi e in modo trascurabile per le femmine. Negli anni ’90 in USA l’incidenza media di suicidi tra i giovani di età compresa tra 15 e 24 anni è stata di 12/100000 con un rapporto maschio:femmina di 4:1. L’incidenza di suicidio tra i bambini tra i 5 e i 14 anni continua a essere molto più bassa ma rappresenta una valutazione minima perché la designazione ufficiale di morte per suicidio generalmente richiede dimostrazione di intenzionalità. Perciò, molte morti attribuite a incidenti (p. es. automobilistici e con armi da fuoco) sono in realtà dei suicidi.

Fattori predisponenti sono: una storia di suicidio tra i membri della famiglia o amici stretti, una morte recente in famiglia, abuso di sostanze e disturbi del comportamento (v. prima). I fattori precipitanti spesso implicano la perdita dell’autostima (p. es., durante discussioni in famiglia, per un episodio disciplinare umiliante, una gravidanza, un insuccesso a scuola), una delusione in amore, il venir meno dell’ambiente familiare (scuola, vicini di casa, amici) per trasferimenti. Altri fattori possono essere la perdita di struttura e limiti che conduce a una schiacciante sensazione di perdita di una guida, o l’intensa oppressione da parte dei genitori che determina la sensazione continua di non soddisfare le aspettative. Una frequente motivazione per un tentativo di suicidio è lo scopo di coinvolgere o punire gli altri con la fantasia “tu soffrirai dopo la mia morte”. Si vede un aumento dei casi di suicidio dopo un suicidio molto pubblicizzato (p. es., quello di un cantante di fama) e tra una popolazione in cui ci si può identificare (p. es., in una singola scuola secondaria o nella casa dello studente), indicando l’importanza della suggestione. Può essere d’aiuto un intervento sociale precoce per portare supporto ai giovani in tali circostanze.

Prevenzione

Identificazione del paziente suicida: Il suicidio spesso è preceduto da cambiamenti nel comportamento (p. es., umore depresso, mancata autostima, disturbi dell’appetito e del sonno, incapacità di concentrazione, svogliatezza a scuola, disturbi somatici e preoccupazioni di suicidio) che spesso fanno ricorrere al consulto di un medico. Modi di dire come “vorrei non essere nato” o “mi piacerebbe andare a dormire e non svegliarmi più” devono essere considerati sul serio come possibili annunci di suicidio.

Terapia del comportamento suicida: una minaccia o un tentativo di suicidio rappresentano un importante segnale dell’intensità della disperazione provata. Un precoce riconoscimento dei fattori di rischio ricordati prima può far prevenire un tentativo di suicidio. In presenza di indizi premonitori, di un tentato o minacciato suicidio o di assunzione di comportamenti ad alto rischio, bisogna istituire un vigoroso programma di terapia e i pazienti devono essere interrogati direttamente sulla loro infelicità o sul loro senso di autodistruzione; tali domande dirette riducono il rischio di suicidio. Il medico non deve rassicurare senza capire interamente la situazione, perché in questo modo può minare la propria credibilità e/o diminuire ulteriormente l’autostima del giovane.

Terapia

Ogni tentato suicidio rappresenta un’urgenza medica. Una volta che il pericolo per la vita sia stato rimosso, si deve pensare a un’eventuale ospedalizzazione. Questa necessità dipende dalla valutazione del grado di rischio e dalla capacità della famiglia di fornire aiuto. La letalità del tentativo di suicidio può essere valutata dal grado di premeditazione (p. es., scrivere una lettera), dal metodo usato (le armi da fuoco sono abitualmente più letali dei medicinali), dalla gravità delle lesioni e dalle circostanze o dai fattori immediatamente precipitanti i tentativi. Una risposta negativa o non adeguata da parte dei genitori è un segno infausto. Se la famiglia mostra amore e interesse è maggiormente possibile un risultato buono. L’ospedalizzazione (anche in un reparto medico o pediatrico sotto sorveglianza da parte di infermieri specializzati) rappresenta la forma più sicura di protezione ed è indicata se si sospetta una forma grave di depressione e/o psicosi. La terapia farmacologica può essere indicata per la condizione sottostante (p. es., depressione, disturbo bipolare o impulsivo, psicosi) ma non può prevenire il suicidio di per sé. Si devono evitare farmaci potenzialmente letali (p. es., antidepressivi triciclici). Il trattamento psichiatrico avrà più successo se è possibile assicurare una continuità di cura con il medico di famiglia. Essenziale nella gestione del follow-up è la ricostruzione del morale e il recupero di un normale equilibrio emozionale all’interno della famiglia.

Raffaello dipinse per mano sua l’immagine del puro spirito “simile a Dio” cacciò satana dal Paradiso

20120929-083958.jpg

Raffaello dipinse (Raphael pinxit). Per mano sua l’immagine del puro spirito “simile a Dio” cacciò satana dal Paradiso. L’iconografia classica lo rappresenta sempre mentre uccide il demonio con spada scudo e bilancia alcune volte, a significare la giustizia del suo intervento. È il protettore della polizia italiana, e malgrado la blasfemia non condannata pubblicamente dalla chiesa, spesso lo troviamo tra i protettori dei mafiosi e nei covi di capimafia. Insomma povero Arcangelo.
Oggi è il suo giorno assieme agli altri arcangeli, Raffaele e Gabriele.

Dalle «Omelie sui vangeli» di san Gregorio Magno, papa
(Om. 34, 8-9; PL 76, 1250-1251)
L\’appellativo «angelo» designa l\’ufficio,
non la natura

È da sapere che il termine «angelo» denota l\’ufficio, non la natura. Infatti quei santi spiriti della patria celeste sono sempre spiriti, ma non si possono chiamare sempre angeli, poiché solo allora sono angeli, quando per mezzo loro viene dato un annunzio. Quelli che recano annunzi ordinari sono detti angeli, quelli invece che annunziano i più grandi eventi son chiamati arcangeli.
Per questo alla Vergine Maria non viene inviato un angelo qualsiasi, ma l\’arcangelo Gabriele. Era ben giusto, infatti, che per questa missione fosse inviato un angelo tra i maggiori, per recare il più grande degli annunzi.
A essi vengono attribuiti nomi particolari, perché anche dal modo di chiamarli appaia quale tipo di ministero è loro affidato. Nella santa città del cielo, resa perfetta dalla piena conoscenza che scaturisce dalla visione di Dio onnipotente, gli angeli non hanno nomi particolari, che contraddistinguano le loro persone. Ma quando vengono a noi per qualche missione, prendono anche il nome dall\’ufficio che esercitano.
Così Michele significa: Chi è come Dio?, Gabriele: Fortezza di Dio, e Raffaele: Medicina di Dio.
Quando deve compiersi qualcosa che richiede grande coraggio e forza, si dice che è mandato Michele, perché si possa comprendere, dall\’azione e dal nome, che nessuno può agire come Dio. L\’antico avversario che bramò, nella sua superbia, di essere simile a Dio, dicendo: Salirò in cielo (cfr. Is 14, 13-14), sulle stelle di Dio innalzerò il trono, mi farò uguale all\’Altissimo, alla fine del mondo sarà abbandonato a se stesso e condannato all\’estremo supplizio. Orbene egli viene presentato in atto di combattere con l\’arcangelo Michele, come è detto da Giovanni: «Scoppiò una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago» (Ap 12, 7).
A Maria è mandato Gabriele, che è chiamato Fortezza di Dio; egli veniva ad annunziare colui che si degnò di apparire nell\’umiltà per debellare le potenze maligne dell\’aria. Doveva dunque essere annunziato da «Fortezza di Dio» colui che veniva quale Signore degli eserciti e forte guerriero.
Raffaele, come abbiamo detto, significa Medicina di Dio. Egli infatti toccò gli occhi di Tobia, quasi in atto di medicarli, e dissipò le tenebre della sua cecità. Fu giusto dunque che venisse chiamato «Medicina di Dio» colui che venne inviato a operare guarigioni.

San Michele Arcangelo, El Prado, Madrid

20120922-054056.jpg

Michele (ebraico מיכאל) è un arcangelo menzionato nella Bibbia[1], così come Gabriele[2] e Raffaele[3]. Il nomeMichele deriva dall’espressione “Mi-ka-El” che significa “chi è come Dio?”. L’arcangelo Michele è ricordato per aver difeso la fede in Dio contro le orde di Satana. Michele, capo degli angeli, dapprima accanto a Lucifero (Satana) nel rappresentare la coppia angelica, si separa poi da Satana e dagli angeli che operano la scissione da Dio, rimanendo invece fedele a Lui, mentre Satana e le sue schiere precipitano negli Inferi. Nel calendario liturgico cattolico si festeggia come San Michele Arcangelo il 29 settembre, con San Gabriele Arcangelo e San Raffaele Arcangelo.

Quello che è riuscito a fare San Michele nella unione dei credi derivanti dall’antico Testamento non lo è riuscito a fare nemmeno lo sforzo di un Papa Illuminato come Giovanni Paolo II. Cristiani, Ebrei, Islam, e tutti gli altri riconoscono questa figura pura di purezza divina.

GIOVANNI FALCONE un uomo NOSTRO

Quando leggo tra i poster e le locandine di convegni, o manifestazioni per la legalità o come in questi giorni (maggio 2013) per la commemorazione dell’eccidio “Giovanni Falcone non è morto…” non solo mi girano i coglioni ma trovo questo un’offesa seria e grave nei confronti di chi è morto lottando la mafia (e altro potere) dunque dire che Giovanni Falcone è vivo significa prendere per il culo la sua memoria, il suo operato e ciò che davvero un uomo contro la mafia fa e solo morendo. Il resto sono solo pessime contraffazioni di opportunisti in carriera di antimafia.

Giovanni Falcone è morto.  Chi lavora seriamente in questo paese ci lascia le penne!